Storia di un angelo vero
Il naso rivolto all’insù, verso un cielo azzurro, limpido macchiato di nuvole bianche, vaporose e soffici, il profumo dell’erba tagliata, il tutto a regalare un senso di benessere non facile da assaporare; questo il momento di Lucy, certo solo un momento, un rapido istante per poter interiorizzare quell’insieme di immagini, colori e profumi che un attimo dopo avevano ceduto il passo ad un altro quadro negli occhi della donna.
La macchina correva, e Lucy persa con lo sguardo fisso nell’avvicendarsi di paesaggi dei quali non tratteneva nulla, solo quell’attimo in cui le nuvole nel cielo avevano dato forma a un ricordo lontano arricchito da profumi e un arcobaleno di colori che aveva riacceso una sorta di strana felicità che non provava da tempo.
La spia luminosa dell’auto aveva segnalato la riserva, così Lucy si era fermata presso il primo distributore sulla strada; aveva inserito la carta, impostato l’importo e la pompa erogatrice, ma al momento di estrarre la carta, si era bloccata, e non c’era il benzinaio a cui fare riferimento. Una macchina sul lato opposto, il conducente vedendo Lucy in difficoltà ed in preda al panico, aveva chiesto se potesse dare una mano. Lucy senza alzare lo sguardo aveva inizialmente risposto di no, successivamente un profumo di erba e una luce data dal sole che era uscito fuori con i suoi lunghi raggi luminosi a colorare di arancio l’ora del crepuscolo, con una mano davanti agli occhi per non essere abbagliata, dà uno sguardo alla persona che le aveva offerto aiuto. Non riusciva a vederlo, il sole ne aveva ombrato il viso, il profumo era intenso, c’era atmosfera di benessere, di pace.
D’un tratto Lucy avvertendo la strana sensazione di sentirsi costretta nel torace, fino a mancarle il respiro, le sembrava di morire soffocata ma al tempo il terrore veniva sopraffatto da un senso di estasi; il respiro tornando alla normalità le stava regalando una gioia inattesa, surreale e al tempo profonda. Non c’era dimensione di spazio e di tempo, il suo corpo leggero era avvolto in un abbraccio protettivo; in coscienza non era interessata a capire, nel suo subconscio era come se un amore ultraterreno si fosse preso cura di lei in modo totalizzante. Non c’erano più pensieri, non c’era paura, non c’era solitudine, niente che potesse darle tormento, solo pace.
Tolta la mano da davanti gli occhi, era come se il sole fosse tramontato velocemente, la luce del crepuscolo ora permetteva di scandire l’immagine dell’uomo davanti a lei che le aveva offerto soccorso. La beatitudine lasciata da quell’abbraccio avvolgente, tardava a svanire, e la risposta alla proposta di aiuto tardava ad arrivare. Un istante dopo, lentamente, quasi a volere gustare quel che rimaneva di quell’attimo, Lucy risponde sì.
Aveva bisogno di un traino perché rimasta senza benzina; l’uomo preso il cavo, lo aveva agganciato all’auto della donna dicendole di salire sulla sua auto.
Quella stessa strada percorsa avvolta da un intenso profumo di erba o di fiori, o forse di entrambi, ora non sapeva più di magia ma di vita, quella stessa vita che fino a pochi istanti prima l’aveva catapultata in un passato colmo di dolore e angoscia, ed ora come per magia si sentiva come una lavagna appena cancellata, dove c’era lo spazio per potere scrivere un cammino totalmente nuovo, privo di fantasmi e colmo di speranza.
Lucy, nel ricordo di quello era iniziato come un attacco di panico, per poi evolversi in uno stato di grazia apparentemente innaturale, ma così vivido nei sensi, pur riuscendo ad assaporarne ancora il benessere mentale che le aveva lasciato, temeva stesse subendo il rilascio del trauma recentemente subito. Decise così di recarsi dal suo terapista per raccontare quanto accaduto, ma proprio nel mentre avvertì le stesse sensazioni, una luce innaturale e un abbraccio soffocante le avevano nuovamente ridato quella sensazione di morte sublimata dal piacere estremo di trovarsi quasi senza respiro. L’abbraccio avvolgente di chi ti fa sentire al sicuro nella piacevolezza dell’abbandono, avevano lasciato il terapista esterrefatto, senza avere la forza di chiamare aiuto, come imprigionato da una forza ultraterrena. Lucy nel riprendere coscienza, vedendo lo sguardo sbigottito dello psicologo, aveva percepito che lo stesso aveva assistito a quello che aveva chiamato “possessione” benigna. La donna ancora con lo sguardo trasfigurato dall’estasi di ciò che aveva vissuto, ma che non l’aveva spaventata ma rassicurata, chiede spiegazioni, e lo psicologo le dice che più che un terapista, avrebbe saputo dare la sua interpretazione una medium. Lucy aveva concordato dicendo che era stato come l’abbraccio di un angelo, e lei avvertiva la sensazione che qualcuno le fosse ancora vicino.
Lascia un commento