Anime antiche

Sono un’assidua frequentatrice del cimitero di Spinadesco. Che ci siano quaranta gradi all’ombra e un’afa da far seccare pure i fiori finti oppure un freddo gelido che spaventa anche i più coraggiosi io, cascasse il mondo, vado al camposanto. Ad esser sincera questa è un’abitudine di lunga data. Fin da quando con Delfina ci andavo ogni giorno, o quasi. Non ho mai avuto paura dei morti né mai le tombe mi hanno causato disagio. Al contrario, fissavo quelle date, quelle foto e nella mia testa creavo storie magiche sulle vite di quelle persone. Chissà cos’hanno visto, provato, vissuto? Sono stati felici? Tristi? Disperati? Ogni lapide ha una storia da raccontare. Storia ben diversa è invece quella del mio rapporto con la morte. Se dei morti non ho paura, della morte come entità suprema ho il vero e proprio terrore. Ma oggi non voglio parlare di questo, bensì del piccolo universo che va crearsi in ogni cimitero.

Da bambina ero attratta in particolare da una statua in bronzo: ritrae una giovane ragazza, bella, dai capelli lunghi e voluminosi che in ginocchio indica con la mano aperta un libro. La pagina di quel libro recita siano questi fiori l’espressione più bella dell’amore sconsolato che i tuoi cari ti porteranno sempre. È una frase che bambina non comprendevo – non avevo gli strumenti per farlo – ma che ho imparato a memoria e che, certamente, non mi uscirà mai dalla testa. Ne ero rapita. Ogni giorno raccoglievo dei fiori di campo e li ponevo in quella mano aggraziata. Non portavo i fiori all’ospite della tomba, bensì a quella ragazza che vedevo come tanto bella e nobile. Preciso che purtroppo ho dovuto poi smettere… la vedova del defunto credeva che ci fosse una presunta amante che portava i fiori al marito.

Ad oggi, purtroppo, il cimitero lo frequento per i suoi ospiti, non più per le installazioni artistiche. Ogni giorno vado a trovare mia madre. Gliel’ho promesso. A volte le parlo, altre volte fisso la lapide, altre volte le chiedo consigli.

Nel frequentare così spesso il cimitero posso senz’altro affermare che si tratta di una sorta di micro comunità a tutti gli effetti. Ogni giorno, alla stessa ora i frequentatori sono gli stessi.

Così al mattino posso incontrare il signor Franzini con la sua bombola d’ossigeno che va a trovare la moglie ormai mancata da anni, posso incrociare Silvia che come me è una donna rimasta orfana di madre fin troppo presto, posso incrociare i fratelli Borghesi che nonostante abbiano ottant’anni per gamba e uno un acciacco più dell’altra vanno quotidianamente a visitare la tomba dei genitori. Quando mi capita di andare a visitare i miei cari verso l’ora di pranzo, quando esco da lavoro, è immancabile la presenza di Emilia con il suo piccolo e inquietante cagnolino, oppure quella di Ottorina che sceglie l’ora più calda per andar a lucidare la tomba che ospita tutto il suo mondo: la figlia e il marito, prematuramente scomparsi. Solo a volte incontro invece Michela, dipende infatti dai suoi turni di lavoro, che si reca sulla tomba del padre a innaffiare i fiori. Nel pomeriggio spesso incontro invece Giuliano, che con la sua Punto giallo canarino, arriva fino al camposanto per andare a chiacchierare con la sua Margherita. Altro tipico frequentatore pomeridiano è mio padre: non di rado ci incontriamo prima lì che a casa.

Tutto questo flusso di umanità che si sussegue tra i viottoli ciottolosi del cimitero non può che lasciarmi a bocca aperta. È come se percepissi il dolore ma al contempo il sollievo di coloro che, ancora vivi, varcano quelle porte. Non so spiegarlo ma alcune persone, che amo definire anime antiche, sentono il richiamo del passato, del futuro. E che luogo incarna più di un cimitero l’inesorabile fluire del tempo?

Io mi sento un’anima antica. Siamo esseri complessi, mutevoli e sfuggenti. Alcuni giorni siamo più sin sintonia con una vita passata che con la presente, altri giorni ci rifugiamo nella modernità come estrema fuga al dolore esistenziale.

E una cosa è certa: un visita al cimitero può essere un sollievo nei giorni in cui ci sentiamo più persi. Una boccata d’ossigeno per riconnetterci con le attuali, e reali, frequenze di vita.

0
0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

SEGUICI SUI SOCIAL