Ritratto di un’epoca scomparsa
“Che modi sono mai questi?!” penso infastidita quando ogni fibra del tenero legno di cui son fatta viene colpito da una luce accecante. Essere bruscamente investita dai cocenti raggi del sole di un torrido pomeriggio estivo mi fa arricciare le fibre. Le tende sono state tirate e il sole è alto in cielo. Ma non sanno forse che esporre alla luce diretta del delicato legno di noce può gravemente nuocere alla mia salute? Potrei perdere brillantezza o addirittura scolorirmi!
Poi che ci fa Tatiana qui oggi? Non è giorno di pulizie! Non sarà forse prevista una festa? Oh non mi sento pronta a dover fronteggiare orde di giovani intenti nei loro passatempi contemporanei!
Come rimpiango i bei vecchi tempi, quando ero gelosamente custodita nel salone della contessa Ferrari. Ogni giorno la domestica mi accarezzava dolcemente con uno spolverino solleticando i miei sensi. Mai dita untuose arrivavano a toccarmi, solo gentili mani guantate potevano sfiorarmi e una volta al mese ero detersa con un panno in pura lana imbibito di cera d’api al fine di idratare la mia cute sensibile e rendermi ancora più bella di quel che già sono. Che emozione suscitava i me quel caldo tocco!
Ma cosa fa questa villana? Mi sta forse staccando dal muro? “Non permetterti!” Le urlo impegnandomi a dilatare i miei filamenti in legno per produrre un crepitio che non si può ignorare. Ma ovviamente non mi sente: indossa sempre nelle orecchie una diavoleria moderna per ascoltare la musica. Chiamarla musica poi.. le uniche vere melodie erano quelle magistralmente suonate dal signor Grammofono ai tempi dei balli nel salone centrale. Quelli si che erano tempi d’oro! Io, esposta ed ammirata come pezzo di punta della collezione, e lui magnifico e fiero, a cantare note con voce soave. Che coppia eravamo!
No, non così! Mi gira la testa.. oh santi numi la nausea! No.. non all’ingiù! Ma come sempre i miei desideri sono ignorati e vengo malamente capovolta. Per distrarmi ritorno con i pensieri ai tempi antichi.. io e Grammofono eravamo davvero un duo meraviglioso. La notte, nel silenzio, lui faceva risuonare solo per me la Serenata Di Mozart, la nostra canzone; solo il chiaro di luna ad illuminarci facendo risaltare la lucidità del mio incarnato. Come vibravo per l’emozione!
Mentre ora eccomi qui, relegata nella stanza dell’intrattenimento dei signorini.
No! Quello spray no! Eticiù! Che trucco è mai questo? Dov’è il cremoso detergente che mi faceva sentire tanto viva e in ordine? Questa nebbiolina mi causa allergia… sento prurito fin giù in fondo nelle pieghe più profonde degli arabeschi! Etcì! Che odore ha poi? Le mie dolci fibre si stanno contorcendo!
Ad oggi nessuno perde più tempo a nutrirmi come si confà ad una nobile cornice dorata a foglia d’oro come sono io. Resto a digiuno per mesi! E così perdo ogni giorno che passa il mio aspetto lussuoso e brillante. Che amarezza. Il microclima poi: nessuno si cura di mantenermi in un ambiente a temperatura controllata. Non sanno forse che mi dilato con l’umidità e mi restringo con il caldo eccessivo? Il mio legno è vivo, così come lo sono io! Eppure le maglie di noce di cui sono composta scricchiolano ogni volta che cambia il tempo. Ma nessuno pare più curarsi di me.
Così stasera ci sarà una festa. Toccherà alla contessina Anna con i suoi strampalati amici o al piccolo Renzo con i compagnetti? Non so decidere cosa sia peggio! Un’orda di adolescenti che ascoltano Metal a tutto volume, dove qualcuno addirittura potrebbe – Dio non voglia – spegnermi una sigaretta addosso, oppure un branco di bambini urlanti con dita appiccicose e colorate di tempere.
Un fatto è certo: non c’è più rispetto per l’arte, la cultura, la bellezza! Ed ecco che mi attende un’altra giornata a lottare contro la noncuranza, un’altra giornata a cercare di sopravvivere in questo mondo crudele!
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