Nel limbo

A mezzanotte e mezza di un venerdì appena cominciato, Sara iniziava a sentirsi meglio.
Era tornata devastata da un evento piuttosto toccante e sentiva solo il bisogno di dormire, di stare a letto, a casa. Non riusciva più a parlare, non aveva né forza né pensieri. Era solo immobile, senza sensazioni, nessun dolore, nessuna gioia, anestetizzata, pietrificata, una cosa strana per lei.
Aveva voluto provare un’esperienza nuova nella sua vita, un percorso di crescita personale, profondo e introspettivo. Era sempre stata scettica su questo tipo di eventi o perlomeno aveva sempre ritenuto non fossero adeguati a lei. Le avevano raccontato che l’atmosfera “è molto esaltante e per esaltati!” Non era il suo mondo.
Si trattava di un incontro di tre giorni, con circa duemila persone presenti desiderose di apprendere metodi per cambiare la propria vita, di trovare finalmente la svolta personale che ognuno vorrebbe per uscire dallo standard o risollevarsi dalle proprie problematiche esistenziali. Sara si era detta: “sono curiosa di vedere come sarà” ed aveva deciso di parteciparvi.
Pochi giorni prima dell’evento avrebbe dovuto sentirsi elettrica, ma si erano verificati diversi avvenimenti spiacevoli e sgradevoli, in particolare al lavoro, ma anche a livello personale, che la rendevano affranta ed inquieta, pure doversi assentare per qualche giorno dalle responsabilità familiari non la faceva stare tranquilla. Era sempre in pena per qualcosa e nonostante sembrasse che le problematiche si stessero appianando man mano, una forte sensazione di indecisione subentrava in lei. Voleva rinunciare a prendere parte all’evento.
Sara cominciava pure a pensare che ormai era già tutto pagato ed organizzato, che in fondo si conosceva ed entrava in ansia per tutto, che questo stato di incertezza se lo portava dietro da gran parte della sua vita, era una sensazione che in fondo sentiva comoda, familiare e che la faceva desistere tutte le volte che cercava di fare qualcosa di nuovo.
Volendo prendere consapevolezza di questo turbinio di sensazioni, aveva chiesto di anticipare l’appuntamento al suo psicologo. Si era sfogata con lui di quanto le stesse accadendo, gli parlava come un fiume in piena, bombardandolo di informazioni, fatti, percezioni e timori al punto da bruciare l’ora a sua disposizione. Era riuscito solo a rimarcare: “ci sono tanti cambiamenti in atto tutti insieme, prendi una cosa per volta e cerca di fare in modo di star bene tu”.
In seguito a questa riflessione Sara si era resa conto di aver perso già abbastanza tempo e di non essere riuscita a recuperare l’entusiasmo necessario per affrontare nel migliore dei modi l’esperienza che si accingeva a vivere.
Con questo spirito si era recata all’evento. Il primo impatto era stato positivo, ma si accorgeva di non essere nella condizione psicologica di poter recepire a fondo ciò di cui si stava parlando. A tratti si rispecchiava, a volte si distraeva. Quando venivano toccati gli argomenti più profondi, Sara si ritrovava in un mare di tormento, aveva pianto per la maggior parte del tempo e così per tre interi giorni.
Era stata una esperienza drastica, molto forte, che ha messo Sara di fronte al suo passato, al suo futuro, ai suoi errori, ai suoi condizionamenti, ai legami forti, ha rimesso in discussione tutta la sua vita. Uno sfacelo!
Si era fortemente pentita, a quel punto, di aver partecipato. Avrebbe dovuto trarne beneficio, ricaricarsi e trovare energia positiva invece era tutto l’opposto.
Solo nelle ultime ore dell’evento si era verificato un piccolo rilancio ed un bagliore di speranza stava illuminando le aspettative future. Da lì sarebbe nato il coraggio di cambiare la sua vita, di curare le sue ferite, di ritrovare fiducia nelle relazioni affettive e di guardare avanti con determinazione.
Con queste ultime prospettive si era concluso l’evento e Sara rientrava a casa fiduciosa che il domani le avrebbe potuto riservare la felicità mai vissuta.
Erano stati tre giorni molto impegnativi e pesanti, aveva anche dormito pochissimo e una volta infilatasi nel letto, era crollata addormentata, comunque contenta alla fine di aver partecipato.
Il mattino seguente si era svegliata frastornata, quasi non capiva dove si trovasse, sapeva soltanto che non si sentiva le forze, era solamente dolorante, con gli occhi gonfi si trascinava per casa come uno zombie, senza fiato, senza parole. Non riusciva a fare nulla e non riusciva ad interagire con nessuno, né a voce, né per messaggi, il suo cervello era come bloccato, non generava pensieri. Quella mattina Sara non avvertiva più nessuna sensazione, né la paura, né il dolore, nessuna emozione. Era amorfa!
Non si sentiva di parlare della sua esperienza a qualcuno, doveva sforzarsi per tirare fuori la voce, era troppo stanca mentalmente, troppo persa. Non capiva quello stato d’animo per lei completamente nuovo. Era evidente che quell’esperienza interiore l’aveva devastata. Era rimasta in quel limbo per diversi giorni.
Non si sentiva di prepararsi ed uscire, ma doveva. Le si leggeva in volto che era strana, non era più lei. Non riusciva più a decifrare i suoi stessi comportamenti. Cominciava a sentire solo una lieve percezione di angoscia e tristezza.
In questo stato d’animo aveva rimandato più volte l’appuntamento con lo psicologo, non formulava pensieri da raccontare, sebbene avrebbe potuto confidargli mille cose, non trovava le parole per esprimersi. Avrebbe solo farneticato.
Sara si rendeva conto con il passare dei giorni di questa sua impossibilità di parlare e le era venuta solo voglia di piangere… Ecco che qualcosa si stava risvegliando in lei, un’emozione! Così si era lasciata trasportare da quelle lacrime, ciò nonostante non era ancora pronta; Sara stava metabolizzando molto lentamente la delusione per lo scombussolamento di quei giorni. “Domani è un altro giorno e succederanno cose” diceva “arriverà il prossimo weekend, non so, magari starò meglio…”.
Probabilmente era davvero sotto shock per le varie dinamiche che la stavano portando a decisioni differenti da quanto volesse, ma che forse la stavano anche portando nella direzione giusta, solo che ancora non se ne rendeva conto. A quel punto sapeva solamente che doveva sgombrare la mente e sentirsi più leggera; così aveva iniziato a sentirsi meglio rispetto ai giorni precedenti. Si era sentita di scrivere al suo psicologo per un appuntamento dicendogli “spero di riuscire finalmente a parlarle di quanto accaduto”, lui le ha risposto “Queste giornate hanno sicuramente avuto un forte impatto su di te, mi dispiace. Se senti di non riuscire a dirmi tutto quando ci vedremo, puoi scrivere una paginetta al computer e inviarmela tramite email”.
Con questo input Sara aveva cominciato a riordinare e rielaborare meglio i suoi pensieri, cercando prima di tutto di comunicare con se stessa. Aveva provato sulla sua pelle quanto sia vero che bisogna prima distruggere tutto per potersi rinnovare in modo costruttivo.
A mezzanotte e mezza di un venerdì appena cominciato, Sara iniziava a sentirsi meglio. Ora avrebbe dovuto solo volgere lo sguardo verso una nuova vita, verso una nuova se stessa.

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