L’antipatica

La sento entrare dalla porta con il suo solito “bonjooouur”…. Spesso lo dicevo anch’io, la trovo una simpatica alternativa al classico saluto mattutino, ma da quando lo dice lei non lo sopporto più. A volte penso mi abbia copiato, visto che è entrata a far parte dello staff dopo di me e ha conosciuto i miei modi di fare, ma io sono unica e se qualcuno mi imita, io cambio e sarò di nuovo unica nella mia originalità! Tranquilli, sto facendo ironia… Ognuno è sempre se stesso anche quando si fanno o si dicono le stesse identiche cose, ma lei è proprio odiosa! Appena è arrivata nei nostri uffici non era così, eravamo affini, tutto sommato sembrava “una di noi”, la consideravamo tutti alla pari, l’abbiamo messa a proprio agio e per me non è mai stato un problema, mi relazionavo bene con lei, trovavo giusto dare una sorta di benvenuto alla nuova arrivata. Che errore… Lei invece mi ha dato il ben servito! La nostra Olivia,  quando ha avuto un po di potere tra le mani ha cambiato completamente atteggiamento, in peggio naturalmente. Si è rivelata nella sua vera natura, in tutta la sua altezzosità, così, dopo il bonjour iniziale, la vedi muoversi per l’ufficio, con aria di sufficienza, per andare a  sedersi alla sua scrivania impettita, volgendo solo un veloce sguardo a noi colleghi con un sorrisino finto e tirato, dopo di che il silenzio, sembra non esistere, non possiede nessun carisma, non ha slanci, idee, condivisioni. É fredda, schematica, fiscale. Non ammette le sue mancanze, la sua ignoranza, visto che è diventata la Responsabile pur non essendo preparata su certi argomenti che dovrebbero riguardarle. Eppure sta li, chissà quali doti nascoste possiede… molto nascoste, ma qualcuno le avrà viste bene per averle ceduto il passo, si spettegola con i colleghi.
Olivia per farsi valere, deve trovare un insensato cavillo per mostrare la sua superiorità con un rimprovero infondato. Si altera facilmente arrossendo sul décolleté, vorrebbe nascondere la sua rabbia, mascherare la sua invidia, ma non ci riesce perché il linguaggio del suo corpo la tradisce. Perlomeno io lo riconosco e percepisco anche con orrore che se potesse mi ucciderebbe. La cosa non è reciproca fortunatamente. Mi è diventata antipatica solo per legittima difesa! Difficilmente provo antipatia per qualcuno, di natura sono tollerante e socievole con tutti. Ma con Olivia proprio non mi riesce di interagire sanamente. In una parola è insopportabile e semplicemente cerco di evitarla il più possibile. Ma non sono l’unica, i colleghi  la prendono in giro di nascosto, simpaticamente si intende. “Sta arrivando Olivia, comodamente alle 9.30.. tutti a posto!”. Olivia di nome e di fatto. Avete presente la Olivia di braccio di ferro?  Cartone animato che adoravo da bambina, le rassomiglia molto, anche se mi infastidisce associarla a questo simpatico personaggio così carino e geniale. Oggettivamente bruttarella, la ricorda fisicamente, esile, gambe secche, figura allungata, con i capelli legati a crocchia sopra la testa in modo trasandato, è come se stesse nella comodità della sua casa. Come si dice in romanesco? Viene in ufficio “come stava per casa”, la cosa ci fa sorridere.
Vederla in ufficio sciatta, quando indossa quel suo golfino grigio infeltrito che infila se sente freddo, oggettivamente insignificante, non è in grado di comunicare con simpatia, men che meno con empatia, è rigida, impassibile, pare non provare sensazioni. Noi colleghi la vediamo così!
Attenzione, i miei non sono giudizi, ognuno si pone come meglio crede e si abbiglia a suo criterio. Se solo  smettesse di essere così odiosa non staremmo a guardare certi dettagli.
Fondamentalmente è lei che pare non sopportare noi e inevitabilmente, di riflesso, non la si sopporta.
Durante una riunione di lavoro, Mirko, uno dei miei colleghi, le fa un commento pungente, rivelando, con una sgradevole gaffe, l’analogia con Olivia del fumetto. Io mi trovo alla macchinetta del caffè, non sono  presente in sala riunioni, ma ho sentito la battuta. Dopo qualche minuto di tangibile imbarazzo sopraggiunge anche lei, ci ritroviamo faccia a faccia. La vedo rossa in viso, con le lacrime agli occhi, in una espressione tra rabbia e risentimento. Faccio finta di nulla, rispettando quel momento,  poco dopo le chiedo “normale o deca?” Olivia scoppia a piangere con sofferenza. Comprendo in quel momento che vi è una persona vulnerabile, piena di insicurezze,  davanti ai miei occhi. “Deca grazie” risponde accennando un sorriso. Mi veniva voglia di consolarla, ero dispiaciuta per lei. Mentre beviamo il caffè inaspettatamente si confida, mi spiega che non era un buona fase per lei, il suo compagno l’aveva lasciata, sospettava un tradimento. Caspita, ho pensato, Mirko ha messo il dito nella piaga toccando la sua autostima. Olivia ha sempre cercato di nascondere le sue debolezze dietro quel fare severo e distaccato. In cuor mio ho avuto comprensione per le sue parole e le ho mostrato la mia empatia e solidarietà confessandole che ci ero passata anch’io. So cosa significhi e come ci si possa sentire. Le ho offerto il mio supporto. Così Olivia, subito dopo, mi ha affidato un compito che lei non era in grado di svolgere. L’ho aiutata con fierezza. Anche i colleghi hanno iniziato a vederla sotto una luce diversa, comprendendo che anche lei ha le sue battaglie interiori.
Per qualche giorno l’atmosfera in ufficio diventa più serena. Sembra che Olivia  tema improvvisamente di non essere accettata e compresa da noi.
Quando Olivia rientra dalle ferie ci incontriamo di nuovo all’angolo del caffè,  sogghigna e mi dice con tono superbo  “siamo tornati insieme, non mi aveva tradito!” Intimidita dai suoi  modi, rispondo “bene”, temendo di sbilanciarmi.
Riferisco la notizia ai colleghi e le battute non si  sprecano… io un po’ confusa faccio la mia considerazione, “ha usato ancora quei modi scorbutici!”
La mattina seguente eccola di nuovo con il suo solito  “bonjooouuurr”…!
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