Jhonny
Stai perdendo le forze ogni momento di più. Il tuo pelo una volta soffice come una nuvola è ora ispido e indurito. Sei magra, troppo. Accarezzandoti posso sentire sotto i polpastrelli ogni singola punta delle tue vertebre. Il tuo sguardo, però, è ancora vivo. Sei ancora tu. Appena entro in casa mi precipito da te. Sei in terra, coricata, e osservi la portafinestra del balcone. Vorresti uscire. Ma se esci già lo sappiamo cosa accade. Non ti rivedremo più. Mai più. Mi corico al tuo fianco, sul freddo pavimento in cotto. Ti giri e mi guardi. Appena ti sfioro inizi a farmi le fusa. Mi stai ringraziando. Di essere qui per te. Lo sai che sono qui con e per te. “Mi hai aspettata..” Ti sussurro all’orecchio mentre dei caldi lacrimoni iniziano a sgorgarmi dagli occhi irrigandomi il viso. “Grazie grazie grazie..” bisbiglio tra i singhiozzi. Non riesco a fermare le lacrime. Non posso credere di perderti. Anche tu. Tu che sei arrivata in un momento tanto difficile e delicato e mi hai aiutata a uscire dal tunnel di buio in cui ero rinchiusa. Tu Jhonny mia sei il mio tesoro.
“Non ce la fa più..” Mi dice papà affranto mentre ci guarda abbracciate sul duro pavimento.
“Lo so.. ma Jhonny.. non anche lei” Singhiozzo guardandolo.
Sono disperata. Affranta. Sento che un altro pezzo di me, della mia vita, se ne sta andando.
“Lei ha conosciuto la mamma..” Dico piano, come se fosse un segreto.
Si, lo ammetto. Jhonny è un ponte. Sapere che lei l’ha conosciuta, accarezzata, adorata mi da la certezza di avere ancora un pezzetto di lei qui. E invece ora sto per perdere anche quello.. quel debole frammento di luce.
Jhonny è arrivata casualmente. È nata in casa, da una delle innumerevoli cucciolate di Mentina, la sua mamma. È arrivata mentre ero in terza liceo. Era luglio, faceva un caldo soffocante. Ero stata al mare con gli amici di sempre, a Rapallo. La mia prima vera vacanza con gli amici. Ero invaghita, ma che dico, cotta come una pera, di un mio amico. Durante quella vacanza mi ero dichiarata e avevo ricevuto un colossale due di picche dritto tra capo e collo. Sono tornata a casa mesta, delusa, sofferente. Ti ho trovato lì: vivace, piena di vita. Mi hai fatto tornare il sorriso. Ti chiami Jhonny per la canzone del Pagante. Jhonny fammi entrare in pass.. Chi è vecchio come me me non può non ricordare quel pezzo.
All’inizio pensavamo fossi un maschio sai? E poi i a soli 8 mesi hai sfornato i tuoi primi micetti.
Che mamma sei stata. Una grande mamma. Hai partorito tanti gatti e tutti li hai cresciuti con amore. Hai mantenuto viva la stirpe con onore. Chicca, Birilla, Brodina, Bisse, Vecia, Mentina, te e ora resta Brigitta. Più di 40 anni di gatte, figlia l’una dell’altra.. voi siete il filo che mi tiene legata al passato. Alla famiglia. È una stirpe iniziata dal nonno Primo tanti anni fa, portata avanti da mamma e ora da me. È parte della mia eredità. Questa famiglia non è tale senza gatti. Sono nel mio DNA. Chiunque mi conosca sa quanto sei importante.
Ogni momento con te potrebbe essere l’ultimo. Potrebbero essere giorni o addirittura ore.. chissà se domani ti potrò stringere ancora. Non voglio che tu te ne vada. Ma non voglio che tu soffra. Vorrei darti almeno un quarto della serenità che tu hai dato a me durante il nostro percorso insieme.
E allora mi siedo a gambe incrociate e tu mi vieni in grembo, con le tue zampe. Non hai più forze ma attingi a tutta la tua energia residua per trascinarti da me. Non vuoi farti vedere debole, lo so. Ma credimi: ai miei occhi sei perfetta, tanto forte e orgogliosa.
Sai che sono io, sai che sei tu. Siamo noi. Lo siamo sempre state: una squadra.
Ti accoccoli su di me e mentre ti accarezzo ti parlo. Ti racconto del nostro passato. Rivivo tutto. Ti parlo di Claudia, di Leo e di Gio. Di come eravamo tanto amici quando sei arrivata nella mia vita. Di come ho sofferto quando i ragazzi mi hanno esclusa. Ti ricordo quante fusa mi hai fatto la notte che sono tornata piangente a casa quando mi ha mollata Marco. Da cucciola eri una furia. Ricordi la sera in cui sei restata intrappolata sotto la grondaia ed è venuto Max a liberarti? O quando sei sparita per più di una settimana e abbiamo tappezzato il paese di volantini? Eri bloccata sul tetto della cascina dei Puliti. Ti sei fatta sentire da mamma una notte di Settembre e così ti abbiamo riportata a casa. O quella volta che a Gennaio con un freddo becco io e la mamma ti abbiamo recuperata con la scala alta dal Silos? Eri salita fin là perché volevi scappare dai tuoi corteggiatori! Ti ricordo Simone.. e come tu l’hai graffiato come ad avvertirmi che non era quello giusto. E avevi ragione.
Ti parlo delle tante notti in cui ti sono stata accanto mentre partorivi. Le nostre chiacchierate mentre studiavo e ti sedevi accanto a me. Ricordi che durante il liceo alle 19 precise venivi a reclamare la mia attenzione? Era ora di staccare dai libri e preparare la cena. Quando è arrivato Nick invece l’hai amato da subito. Quasi negli ultimi anni preferivi lui a me.
E poi ricordi che all’università mi ascoltavi ripetere? Ogni tanto mi interrompevi con uno dei tuoi miao tanto caratteristici come a volermi dire che stavo andando bene. Sei il mio gatto parlante Jhonny, quanto mi mancherà non sentire più le tue risposte ai miei perché. Quante volte abbiamo dormito insieme nei lunghi pomeriggi di sabato. Ti accoccolavi tra le mie gambe, con il solo scopo di darci pace a vicenda. Sei stata con mamma, accanto a lei mentre soffriva, a dormire sotto le coperte con lei. Eri con noi quando abbiamo scoperto la diagnosi. La tua sola presenza è sempre stata un tale conforto. Sei l’unica tra tutti ad essere nel video del mio matrimonio Jhonny.. e credo questo sia un segno del tuo essere tanto speciale.
Mentre ti guardo penso a quanto mi mancherà il tuo miagolio, il tuo semplice esserci. Sei una colonna portante di questa casa. Ci hai aiutati a restare insieme mentre tutto crollava.
Ti guardo negli occhi e sento il cuore pieno. Saremo per sempre insieme, lo so. Qualunque cosa accada.
“Ora puoi andare piccola” ti sussurro “grazie per ogni cosa, sei tanto speciale”.
“Salutami la mamma e la nonna” aggiungo mentre le lacrime, ormai incontrollabili, sgorgano dai miei occhi.
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