Capitolo 8 – arrivo alla villa di Saeed
La villa di Saeed el Fahim è considerata la più costosa e lussuosa di Dubai. La proprietà non passa di certo inosservata: si estende su seimila cinquecento metri quadrati ed è caratterizzata da uno stile neoclassico che ricorda i fasti della Belle époque parigina, con interni in marmo italiano e oro. Nel vasto cortile proprio dirimpetto la struttura si trova un’ enorme piscina. La facciata della villa è composta da ampie finestre e un grande patio che accoglie gli ospiti prima di entrare in casa. È qui che si trova Georgette, senza fiato per l’imponenza e la bellezza che ha dinanzi e sentendosi minuscola e spaventata al suo cospetto. Al suo fianco Alessandro la sostiene e la rassicura. Dopo una notte sfavillante trascorsa insieme all’hotel Atlantis l’uomo le ha proposto di accompagnarlo presso la dimora di El Fahim con il quale ha un appuntamento urgente di lavoro, con l’intento di conquistarla maggiormente mostrandole quello sfarzo con cui lui ha a che fare giornalmente. Un domestico li invita ad entrare e li accompagna nella sala d’attesa. Se possibile l’interno della villa appare ancora più maestoso dell’esterno. Georgette è subito rapita dalle pareti interamente coperte di marmo, dagli immensi quadri che le tappezzano, dalle statue neoclassiche, dagli arabeschi dorati, dalle colonne marmoree e le cupole di vetro intagliate a mano. Sempre più intimorita ma al contempo affascinata si lascia cadere su uno dei sofà in stile barocco della sala nella quale vengono condotti. “Il signore in questo momento è impegnato, verrete chiamati non appena sarà libero” dice il domestico e si accomiata.
Lo sceicco è occupato niente di meno che con Claudine. Difatti la donna è riuscita a fissare un incontro con l’uomo per discutere appunto di quelle famosi questioni per le quali si è recata a Dubai. Giunta alla villa con largo anticipo, decisa a precedere a tutti i costi la figlia, ora si trova nell’ufficio privato della ricca villa faccia a faccia con Saeed el Fahim. “ desidero proporle un interessante e alquanto vantaggioso affare per lei. Mio marito, abile ingegnere, venuto a mancare da poco -pace all’anima sua- ha fondato una società innovativa di cui era CEO. Si tratta della PROTEC, si occupa di protesi biotecnologiche. Probabilmente ne ha già sentito parlare, è molto conosciuta e offre servizi in tutto il mondo. Io ne sono l’erede per sua volontà. Come ben può comprendere non sono in grado né ho le capacità di occuparmi di un così vasto organismo; né posso sobbarcarmi tali, enormi responsabilità. Così ho pensato a lei, che ha fama di abile imprenditore, che gestisce affari altrettanto grandi ed importanti e possiede senz’altro le competenze necessarie. Ecco sarebbe interessato ad acquistare l’azienda?” Claudine dice tutto questo di fretta, senza interrompersi, celando tuttavia il nervosismo con un’apparente fermezza e risolutezza nella voce. El Fahid ascolta con trascurato interesse. Ha già sentito parlare della PROTEC, ovviamente, e assimilarla sarebbe sicuramente un bel colpo che gli permetterebbe di ampliare il suo potere in Occidente. Ma se fosse un tranello? Se la ditta fosse in realtà in perdita? Se avesse debiti? Le lusinghe così esplicite della donna lo insospettiscono. Prima di prendere una decisione e dare una risposta deve indagare, deve avere la sicurezza di guadagnarci. Sta meditando di assumere investigatori privati mentre Claudine prosegue nell’elencare i vanti e i successi dell’azienda. All’improvviso vengono interrotti dall’ingresso repentino di una guardia che esclama: “Signore è stata trovata una donna nella piscina davanti casa, stava cercando di intrufolarsi all’interno della villa. Fortunatamente i dobermann di guardia l’hanno subito intercettata ed inseguita. Nella corsa la donna deve essere inciampata e capitombolata nell’acqua”. Claudine trattiene un ghigno immaginandosi la scena, “chi mai può essere tanto imbranata?” pensa. Ma Saeed non è allo stesso modo divertito, si precipita con foga fuori dalla stanza. Claudine lo segue curiosa.
Nella sala d’attesa Georgette ed Alessandro vedono balzare fuori dall’ufficio con aria concitata una guardia seguita a ruota dallo sceicco e da una donna, che la ragazza riconosce essere Claudine; “che cosa? anche lei qui, che coincidenza” pensa. “Permettimi di andare a vedere cos’è successo” dice Alessandro con garbo. “non preoccuparti, aspetterò qui” risponde Georgette. Rimasta sola ha l’occasione di curiosare un po’ per la stanza, sfiora con le dita i fastosi marmi e le foglie d’oro che ricamano le colonne, ma la sua attenzione è volta alla stanza dalla quale è uscita la combriccola poco prima. “che male faccio se entro a dare un’occhiata, nessuno se ne accorgerà” pensa. Resta stupita dal contrasto: la stanza è più esigua e povera rispetto al resto. È buia, le pareti sono ricoperte da librerie e in quella di fondo, davanti all’unica grande finestra con le ante chiuse da cui non trapela il minimo fascio di luce, si staglia un ampio tavolo in legno che funge da scrivania, colmo di scartoffie e documenti. È invasa da uno stato di inspiegabile malinconia. Si avvicina alla scrivania; nota un cassettone leggermente aperto e una fotografia che fuoriesce. Spinta dal desiderio la afferra e non si trattiene dall’emettere uno strillo di stupore. Conosce quella foto, l’ha osservata e studiata infinite volte perché ne è contenuta una identica nel diario di suo padre. Ritrae due uomini giovani e sorridenti catturati dallo scatto in un momento di spensieratezza davanti ad un tramonto, il primo con aria più seria regge un libro e sta evidentemente raccontando qualcosa all’altro che lo guarda sornione e divertito. Quest’ultimo esibisce una voglia a forma di occhio greco sull’avambraccio scoperto, la stessa identica che ha lei sulla caviglia: si tratta di suo padre. È l’unica immagine che possiede di lui. Ha sempre voluto sapere chi fosse l’altro uomo, con il quale il padre sembrava tanto in confidenza, ma non è mai riuscita a scoprire niente. Ora, ispezionando con urgenza il ritratto, le sembra di riconoscere un giovanissimo e sereno Saeed el Fahid. La rivelazione la lascia interdetta.
Nel frattempo nel cortile un’ampia folla sovrastata dallo sceicco è radunata di fronte alla malcapitata donna, tutta zuppa e sconsolata, che altri non è che proprio la nostra Angelique. Essa, gelosa, stava seguendo le tracce di Georgette e Alessandro, per capire cosa tramavano, ritrovandosi alla villa del suo bersaglio amoroso. Alessandro intercede subito per lei presso lo sceicco, dichiarando che la donna è giunta lì con lui e stava aspettando fuori quando è stata spaventata dai cani da guardia ed è accaduto il malinteso. “Accompagnatela dentro e datele dei vestiti asciutti” ordina El Fahim fermo ad un domestico, “e lei è licenziato”, aggiunge ad un’altra guardia incaricata della sorveglianza esterna. Mentre impartisce ordini duramente scorge poco distante l’affascinante ed elegante figura di Marguerite. Le va incontro, tramutando istantaneamente la sua espressione in un delicato sorriso, “sono lieto che abbia cambiato idea ed abbia accettato il mio invito, benvenuta” dice mentre le prende la mano e la sfiora con le labbra. “il piacere è tutto mio” risponde Marguerite altezzosa seguendo lo sceicco all’interno della villa, celando il ribrezzo che quell’uomo in realtà le incute. Ma tuttavia si è decisa ad accettare l’invito per via della curiosità ardente che il ragazzo, erede dello sceicco, il giorno precedente le ha procurato. Ripensando al giovane sente un’insolita sensazione di familiarità e desiderio di protezione nei suoi confronti.
È così, mentre tutti rientrano nella villa, un buio inconsueto inizia a calare sulla città, presagio di eventi oscuri in arrivo.
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