LA TEMPESTA
L’entusiasmo di intraprendere un nuovo viaggio, l’adrenalina dell’incognita di dove ci avrebbe condotto. La meta era certa ma non tutti gli imprevisti che un viaggio così lungo comporta. Salutare chi sarebbe stato spettatore alla partenza e dargli la certezza che la felicità di attraversare il mondo, scoprirlo insieme, vincere insieme le difficoltà e gioire della piacevolezza di perlustrare luoghi a noi sconosciuti, era parte della nostra avventura.
Ci eravamo dati il tempo per conoscerci, e solo dopo, il desiderio di imbarcarci senza paura (io sì che avevo paura perché non c’era controllo in questa nostra scelta se non il desiderio di condividerla). La navigazione è cominciata lenta come ogni crociera, mirata a fare assaporare il piacere di stare in mare aperto, ma accolti nella piacevolezza di tutti i confort che la nave che hai scelto può dare. Non mancava nulla, ogni desiderio un ordine, le giornate correvano con l’unico obiettivo di tuffarsi l’uno nelle braccia dell’altro. Approdare in un porto con la consapevolezza di avere fatto strada, e pronti ad avventurarsi verso quello che l’obiettivo raggiunto poteva offrire. Senza pregiudizio, senza paura, senza rimorsi o rimpianti, ogni porto per ripartire nuovamente, per scoprire qualcosa di nuovo e inaspettato. Il mare non sempre calmo, sembrava agitarsi per destabilizzarci, per darci la certezza di non dare nulla per scontato. Lo sapevamo, era l’imprevisto della crociera; se hai paura del mare non vai a navigare. A noi era piaciuto fare questa scelta, a dispetto di tanti altri che temono spazi limitati, condivisione, che temono compressioni date dal tempo che scorre e l’impossibilità di poterne disporre a proprio piacimento, noi consapevoli, abbiamo deciso di andare per mare, a costo di tutto. Quante sorprese, durante la navigazione, non sempre gli intrattenimenti erano di nostro gradimento, ma era divertente anche lasciarsi trasportare dagli eventi. Non avevamo fretta, quel lento incedere, elegante e al tempo apparentemente monotono, ci faceva assaporare ogni istante. Ci piaceva la ritualità, lo vivevamo come collante, guardare fuori dall’oblò ci dava coscienza di potere volgere lo sguardo altrove se volevamo.
Un giorno, uno dei tanti, noi svegli nella nostra” confort zone “, ci siamo guardati smarriti, vedevamo il cielo plumbeo, il mare con un moto ondoso anomalo, faceva paura, temevamo la tempesta. La tempesta è arrivata, subdola, violenta, ti cercavo ovunque, un attimo prima eri con me, e subito dopo non c’eri più. La paura si era impadronita di me, la nostra crociera era improvvisamente diventata la mia. Il mare tempestoso gridava furente:” o nuoti o muori”. Io senza di te non sapevo stare a galla, mi ero sempre appoggiata a te, lì mi sentivo al sicuro. La nave stava affondando ed io con essa. C’era acqua dappertutto, ti cercavo ancora perché non avevo avuto il tempo di capire dove fossi andato. Poi ho compreso, il mare ti aveva portato via, mi aveva portato via la mia ciambella di salvataggio, ero in mare anche io. Arrancavo, muovevo braccia e gambe in modo scoordinato solo per non affogare, ma ero già inabissata, nel buio profondo del mare, cadevo senza gravità, passiva, non aveva senso cercare la luce, perché dentro di me era calata la notte eterna senza te. Come è potuto accadere, sei scivolato nel baratro, non mi sono accorta di nulla, non ho potuto allungare la mia mano per salvarti, un momento prima ero tra le tue braccia e subito dopo sei scivolato nello sprofondo; perché mi hai lasciato.
Ero sicura che la nostra crociera ci avrebbe portato ai confini del mondo, insieme, e solo lì, esausti del nostro navigare, ci saremmo seduti a guardare il mare e magari ci saremmo lasciati trasportare nelle profondità, perché il nostro viaggio si era concluso. Il mio cuore è annegato nel dolore più cupo, non riesco a risalire in superficie e riprendere ossigeno, il mio ossigeno eri tu. Le onde che ci cullavano un tempo, sempre più impetuose, energiche, affrontate con coraggio, senza timore di essere trascinati via, oggi come una mano pressata sul mio capo mi impediscono di prendere aria e tornare a respirare. Si susseguono incessanti, travolta dalla schiuma spessa, vorrei gridare: “amore aiutami”, ma tu quella tempesta l’hai lasciata a me, e io non ho più appiglio se non me stessa se voglio salvarmi.
Perché non mi hai portato con te, perché sono qui sola a disperarmi, ad affrontare la bufera che alberga in ogni centimetro del mio corpo. Gli occhi dai quali sgorgano le lacrime che nella mia vita con te non ho mai pianto. Perché non hai urlato, perché non hai chiamato il mio nome, perché non ti ho potuto salvare, perché sei andato via troppo presto perché non hai finito il tuo viaggio con me.
La mia crociera con te è finita. Prenderò un’altra nave, e ricomincerò il mio viaggio.
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