La promessa

La promessa

Prima versione

La pioggia batte forte sulle larghe foglie della siepe dietro le finestre. Lo scrosciare è confuso dal vento. Inizia un nuovo giorno. Sento un peso sullo stomaco, respiro profondamente per cercare di scacciarlo, ma l’angoscia mi prende. Sono sdraiata sul letto, mi giro e ti guardo. La nostalgia mi invade. Mi metto seduta, guardo fuori dalle persiane socchiuse. Ricordo quando mi accarezzavi i capelli dietro le orecchie, il mio cuore batteva forte, come questa pioggia. Con le dita sfioravi le mie braccia, come queste gocce che scivolano sui vetri. La tua bocca si avvicinava alla mia e il mio cuore palpitava, come queste foglie smosse dal vento. Mi sussurravi ti amo e il mio corpo sussultava, così come mi scuote questo temporale. Tu dormi, non voglio disturbarti, vado in cucina. Mi preparo un caffè, una caffettiera da tre tutta per me, tanto sarà già freddo quando ti alzerai, lo bevo io. Non ti sfuggiva nulla di me, di cosa dicevo, di ciò che facevo, di ogni mio cambiamento di umore. Una porta sbatte all’improvviso, vado a controllare da dove proviene il botto, tu non ti sei mosso, hai il sonno profondo. Entro nel salone, vedo il nostro divano. Quanti segreti raccontati fino all’alba, abbracciati su quel divano. Mi amavi e ora? Su quel divano rimangono solo cuscini sgualciti, lasciati lì in disordine, le carte delle merendine che divoro per nervosismo, la cenere delle dieci sigarette che fumi in un giorno, eppure quando ci siamo sposati non fumavi e io non mangiavo schifezze. Ci siamo promessi amore eterno, non credevo sarebbe arrivata così presto la crisi del nostro matrimonio. Un tuono echeggia, questa pioggia mi sta infastidendo. Gironzolo per casa confusa, non ho voglia di pulire e riordinare. Passo dalla camera, mi soffermo e ti osservo. Stai dormendo sul fianco, con il braccio piegato verso l’alto e la mano rivolta sulla fronte, sembri disperato, scoraggiato, provato. Forse mi nascondi qualcosa, qualcosa ti turba e non lo dici. Certo, ora non sono più la tua confidente, ora mi vedi come una nemica, qualcuno da cui rifuggire. Una volta dormivi stretto a me con il sorriso in volto, ora ti giri dall’altro lato, leggi un libro, guardi il cellulare, non mi parli, spegni la luce e ti addormenti senza neanche dirmi buonanotte. Soffro di questo tuo allontanamento. Ho sempre avuto paura di perderti, che un giorno mi dicessi Elena, mi sono innamorato di un’altra. Scarto una brioche, mastico senza sentirne il sapore, sono avvilita e stanca, mi manchi, torno a letto. Ti abbraccio alle spalle, ho bisogno di accucciarmi a fianco a te. Respiro il tuo odore, mischiato al profumo di terra bagnata, ti amo! Sento vibrare i miei sentimenti in petto, misti a risentimento. Trattengo il pianto, ti stringo più forte, tu non ti svegli. Piango in silenzio, paonazza in viso, appoggiata alla tua schiena. I miei occhi sono rigonfi di lacrime, il pianto vuole esplodere, non resisto, mi alzo, vado in salone, piango forte. Il tuo cellulare squilla, non lo hai silenziato, non è da te. D’istinto corro a prendere il telefonino sul tuo comodino per zittirlo, per non disturbarti. Numero sconosciuto. Rispondo senza parlare mentre torno in salone. “Marco” una voce femminile chiama il tuo nome, “Marco” ripete “amore”…  Un lampo fende il cielo, prendo un respiro, “no, sono la moglie” dico io “chi sei?”, percepisco un palpabile silenzio, “mi scusi, ho sbagliato numero” risponde lentamente la voce tremula. Riattacca. Mi si spezza il fiato, mi sento cadere, tremo, crollo sul divano in lacrime. Tutto è chiaro, ma faccio finta di niente. Ci siamo promessi amore eterno e così sia.

 

Giovedì prossimo la seconda versione.

Poi mi dirai quale preferisci!

 

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