IL VIAGGIO

 

Antonia aveva deciso all’improvviso, dopo quel giorno non era riuscita più a programmare nulla, la navigazione su internet era stata fonte di ispirazione. Fatto il biglietto aereo, prenotato gli alberghi, tutto era pronto per quella che sarebbe stata un’avventura.

Il giorno della partenza aveva fatto una sola telefonata alla mamma, un saluto come di consuetudine tutte le mattine, dicendole solo che sarebbe stata impegnata per qualche giorno e di non preoccuparsi se non l’avesse sentita come al solito.

Il volo di per sé era già motivo di apprensione, essendo la prima volta che volava da sola. Sistemato il bagaglio a mano nella cappelliera, Antonia aveva preso posto vicino ad un uomo dall’aspetto rassicurante, al quale aveva subito chiesto se avesse potuto tenergli la mano durante il volo. L’uomo con un ghigno paterno sul viso le aveva porto la mano; il viaggio aveva inizio.

L’Islanda era stata scelta come stimolo a ritrovarsi, immersa nella natura incontaminata e selvaggia di un paese rispettoso dell’ambiente. Antonia non amava la solitudine, non aveva mai optato per scelte che non prevedessero la presenza di un gruppo. Questa volta era diverso, aveva bisogno di riconciliarsi con sé stessa, aveva bisogno di misurarsi, di prendersi cura di sé, sentiva impellente la necessità di entrare in contatto con la sua natura, soffocata e repressa per troppo tempo in nome di un amore che le aveva prosciugato l’anima, lasciandola improvvisamente nella solitudine con un vuoto e un dolore incolmabile.

La donna aveva noleggiato una macchina, decidendo così di spostarsi in autonomia per potere visitare quanto più possibile e soprattutto per potersi avvicinare a tutto ciò suscitasse la sua curiosità. Uno degli alloggi prenotati era una casetta completamente isolata, con self check-in, ubicata a ridosso di un laghetto. Inizialmente Antonia si era sentita smarrita e un po’ spaventata all’idea che non ci fosse nulla intorno, poi la presenza di pecore che si erano avvicinate quasi fossero animali domestici e un cane da pastore, l’avevano rassicurata. La casetta era arredata in modo accogliente, in poco spazio c’era tutto il necessario, ma ciò che in assoluto aveva catturato la sua attenzione era la possibilità di stare sdraiata sul letto e vedere il lago come fosse su una palafitta. La luce del sole che tramontava verso mezzanotte che si riversava sul l’acqua creando dei contrasti di colore tra l’arancio e il viola, e l’azzurro dell’acqua riflessata dal verde del prato ipnotizzava lo sguardo assorto di Antonia, mettendola in armonia con quel piccolo mondo nel quale si era rifugiata per sfuggire da quel dolore profondo nel quale si era persa dopo la perdita del suo compagno. Ogni mattina prendeva la sua auto e andava a perlustrare quanto di più vario e scenografico l’isola potesse offrire. Seduta per terra in prossimità di un gaiser si divertiva a vedere come a ritmo regolare l’acqua calda spruzzasse getti di altezze diverse per ricadere nella sua pozza ribollente. Il prato con erba fitta e spessa ricordava la morbidezza di un tappeto; il verde brillante irradiava quel non so che di riposante per gli occhi e la mente e Antonia sprofondò abbandonandosi con leggerezza a quel trionfo di colori, odori e sensazioni. La mente pescava ricordi, faceva riaffiorare quel dolore sepolto e mai metabolizzato provocando sensazioni più dolci che amare; era forse il silenzio, le gocce di pioggia che si alternavano a squarci di sole tiepido, era forse quell’esplosione di colori che si adagiavano nei suoi occhi facendoli lacrimare con consapevolezza e gratitudine.

Le giornate trascorrevano così, piene e ricche di bellezza che da fuori entrava dentro Antonia, come un anestetico, attutendo di attimo in attimo quel senso di abbandono che l’aveva devastata, quel senso di vuoto riempito da un rispettoso ossequio nei riguardi della vita che generosamente toglie e dà. Antonia era grata a quella semplicità che potentemente   l‘abbracciava colmando il senso di solitudine che l’aveva schiacciata poco tempo prima. Incantata a guardare le pulcinelle di mare che avevano nidificato lungo la costa di basalto, e le onde del mare forti e impetuose frangersi sulla spiaggia nera di Vik, aveva rinnovato quel senso di natura forte e inarrestabile nella quale anche lei ora voleva immergersi per rinascere e ritrovare le energie per una nuova vita.

 

 

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