Fuga dall’Oltretomba
Corro. Un piede dopo l’altro, come in una macabra danza. Incespico nelle radici che originano dalla spoglia terra. Mi reggo in piedi a malapena, ma devo continuare: non ho altra scelta. Il cuore martella nel petto rimbombando come i miei pugni dentro la vacuità della bara da cui fuggo. Intorno a me solo buio. Ricaccio in gola il sapore ferroso di sangue che mi invade la bocca per lo sforzo. Lancio lo sguardo dietro le spalle. Non lo vedo ma lo sento. Lui è li: immerso fra le nebbie che ostacolano la mia vista. Lui mi percepisce, lo so. Può sentire il mio odore, il battito della vita che scorre in me. Fuggo. Da lui, da me, dal mio destino. Ansimo. I muscoli pulsano assecondando il mio sforzo. Sto per cedere.. e in parte lo voglio. Lasciarmi andare all’oblio. Non sentire più niente. Diventare sua. Per l’eternità. Che tentazione. La mia mente vacilla e così il corpo cede. Una falla. Il sordo tonfo del mio corpo che cade. Silenzio. Ho freddo. Ossute dita mi penetrano la carne. È lui o è forse il gelo del sonno eterno che risale le mie vene?
Margherita
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