Prigionieri dell’isola – parte 2

parte 2

Tommaso era un introverso, però sapeva reggere gli imprevisti, aveva una buona tempra e capì che Duccio non ce l’avrebbe fatta a tornare con le sue forze, quindi provò a chiamarlo “Duccio torna indietro! Cosa vuoi fare? Stai attento! pensa a Marisa ed ai tuoi figli a casa!”. Urlò. Non ci fu risposta, così poco dopo prese la propria tavola, dato che ne aveva pazientemente realizzate per tutti e si lanciò in mare per raggiungerlo; appena gli fu vicino salì con un salto sulla zattera per cercare di farlo rientrare a riva, ma l’altro, fuori di sé, gli sganciò un pugno per cacciarlo “vattene! lasciami andare! Non voglio restare qui a morire con voi! io mi salverò!!” lo spinse via con un calcio da farlo cadere all’indietro in acqua… e cominciò nuovamente ad allontanarsi. Tommaso colpì malauguratamente la punta di uno scoglio sotto il mare e si ferì perdendo i sensi. Marisa capito che si era fatto male, vedendo il suo corpo fermo, immobile, allertò gli altri che si misero in mare ognuno con la propria tavola tranne lei, che aveva sempre avuto paura di usarla, ma sapeva nuotare bene e si attaccò all’asse di Greta così da aiutarsi vicendevolmente, spingendola con il suo battito di piedi.

Tra schiuma e spruzzi di acqua del mare sugli occhi, d’un tratto si sentì pizzicare su tutto il corpo, era un branco di meduse che la sfiorarono con i loro lunghi tentacoli. Chiese aiuto senza veemenza, temendo di bloccare gli altri nel salvataggio del marito. Si sganciò dalla tavola mentre il corpo cominciò a bruciare. si sentiva svenire, cercò con le bracciate a dorso di tornare in spiaggia attraversando il mare che si faceva di un blu sempre più scuro.

Nel frattempo Manuel raggiunse Tommaso portandolo in salvo sulla sua tavola.

Ritornarono a riva ma Duccio era sparito all’orizzonte… arrivarono sulla battigia e videro Marisa piena di bolle sulla pelle respirare a fatica… “che ti succede!!” gridò Greta “Marisa ti prego, mi senti???” Tommaso intanto si riprese confuso, era sempre stato sulle sue, ma vedere Marisa in quello stato gli aprì il cuore. Intervenne subito con la respirazione bocca a bocca.. ma niente.

Marisa diventava sempre più pallida e il cuore le batteva aritmicamente. Fece capire a Greta e Manuel che non ce l’avrebbe fatta, senza cure rapide. Anche in punto di morte la donna fu altruista “pensate a voi, ho nascosto del cibo nella grotta dietro al promontorio” sussurrò con voce fioca, gravata dalla sofferenza aggiunse “non preoccupatevi per me” così dicendo, dopo brevi attimi disgraziatamente spirò.

“Noooo non ci lasciare” piangeva Greta squarciata dal dolore “dimmi che mi senti, mi senti vero?? Ti aiutiamo noi, ci pensiamo noi a te!!” Manuel, singhiozzava, accarezzando dolcemente il viso tondo di Marisa che era diventata come una mamma per lui, mentre Tommaso, ancora stordito dalla botta presa per fermare la prepotenza di Duccio, le sollevò la testa con le braccia portandola sopra le sue ginocchia accovacciate vicino al suo corpo esanime dicendo “Le meduse dell’oceano sono ancor più urticanti, ma abbiamo rischiato anche noi, sono meduse letali, sono le vespe di mare, noi siamo stati fortunati, povera Marisa… riposa in pace” le abbassò le palpebre piangendo, “anche per me eri un madre”, “era la madre di tutti noi!” aggiunse Greta.

Tra i singhiozzi di pianto, avvolti dal suono turbinoso delle onde e del vento, si girarono verso l’orizzonte, era già buio, videro il fuoco in mare, la zattera di Duccio stava tornando a riva. Disperato, convinto che non sarebbe mai riuscito a salvarsi senza l’aiuto degli altri, il fuggitivo era pronto a chiedere scusa alla moglie. Quando vide le facce sbigottite dei superstiti, che non gli sbraitarono addosso, né gli andarono incontro per riceverlo, intuì che qualcosa di grave era accaduto. Soprattutto non vide correre tra le sue braccia sua moglie, era certo che lo avrebbe perdonato!… Era una donna buona d’animo e tollerante, lo avrebbe accolto a braccia aperte! Chiese preoccupato “dov’è mia moglie?! Perché quelle facce?? Avanti ditemi dov’è mia moglie!” “mi dispiace Duccio, Marisa…” Parlò Manuel mentre gli sguardi affranti dei tre amici lo immersero in brutti pensieri…“Mia moglie cosa!?” “Marisa… ci ha lasciati” gli disse piangendo. “Ed è solo colpa tua!!” sbottò Greta. “Non vi capisco” ribatté sconvolto. “È rimasta vittima di un branco di meduse mentre nuotava verso di te in mare aperto” spiegò con fermezza Tommaso, “Cosa state dicendo?! non è possibile!! O mio dio, cosa ho fatto!?!?” gridò straziato, con il cuore lacerato, scoppiò a piangere disperato “voglio vederla!” Tommaso cercò di trattenerlo, la moglie era in condizioni spaventose.. “no Duccio aspetta…”, “Marisa non c’è più, l’ho abbandonata, Dio perdonami!! Perdona il male che le ho fatto” singhiozzando sempre più forte, la vide poco più su sulla spiaggia; i ragazzi misero il suo corpo al riparo sotto la sabbia ponendole sopra i fiori dei maestosi alberi dell’isola con un grande ramo di palma… “Marisa, perdonami!! Ti ho amato tanto!” accasciandosi sulla sabbia affianco al suo corpo, prostrato. Erano tutti increduli di una così triste fine, quando Duccio in una quiete apparente, sussultò “Tanto vale che mi uccida!…dovevamo morire tutti sull’aereo, avremmo sofferto meno!.. invece così…” chino su se stesso continuava a ripetere il nome della moglie tra le lacrime. Con il viso corrucciato dal tormento, il groppo in gola e la fitta dentro al petto, pianse sempre più dirottamente, lacerato dal dolore. Tommaso gli si avvicinò domandandogli “cosa volevi fare, dove volevi andare? Sei stato incosciente, avresti potuto morire anche tu”… “non ragionavo più, speravo che ci fosse un’altra costa nei paraggi, invece niente! Solo mare! E ora sono solo.. mia moglie non c’è più, io… non posso perdonarmelo, io non posso vivere senza di lei” disse distrutto. Greta non resistette, “che ipocrita! Che coraggio a parlare così! Sei solo un bastardo, falso! Bugiardo! Tu non l’amavi!” non riusciva a trattenersi. Nonostante i ragazzi la tenessero lontana, si divincolò “Tu sei solo un bastardo, egoista, la persona più cattiva che io abbia mai conosciuto!” Manuel intervenne per fermare Greta che si stava avvicinando a Duccio con un bastone per colpirlo… “Basta!!” gridò Tommaso, mentre Duccio scoppiava nello sconforto più totale. Tommaso continuò “Ora vi prego, basta! Mettiamoci in testa che siamo come una famiglia, dobbiamo fare l’impossibile per sopravvivere! Domani, prepareremo un enorme fuoco, a costo di bruciare l’isola!! E una zattera ancora più grande!! Qualcuno ci vedrà, ci troverà, ne sono certo. ora, cerchiamo di dormire, siamo stremati, ma prima teniamoci per mano, in un cerchio attorno a Marisa. Acquietiamo i nostri animi e preghiamo per Marisa e per la nostra salvezza!!”. Abbassarono tutti gli occhi gonfi di lacrime, Duccio, in ginocchio, iniziò la preghiera “L’eterno riposo dona alla mia Marisa, o Signore”, “nostra!” disse sdegnata Greta sussurrando “splenda ad essa la luce perpetua, che mia moglie riposi in pace. Amen”, “amen”, risposero tutti a turno. poi Tommaso riprese “Padre Nostro, che sei nei Cieli” e gli altri lo seguirono “Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra”. Attese un attimo e disse “questa terra! Salvaci nostro Signore! Ti prego!” In lacrime risposero all’unisono “Amen”. Si addormentarono straziati. La notte passò nel limbo, si udiva solo la melodia della natura, ma all’improvviso un rombo squarciò il silenzio…

 

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