DE BUTTO

Il caldo, la voglia di sole , il desiderio di trarre beneficio da un bagno, mi butto in acqua, ma non mi so tuffare, così entro piano  , immergo lentamente i piedi , le gambe , il bacino, poi mi fermo. Il punto ostico è la pancia, immergo le mani , le metto unite a formare un recipiente , le riempio di acqua e massaggio la pancia, ritraendola per il fresco che viene dall’acqua, Il peggio è passato; mi immergo, il freddo mi attraversa  tutto il corpo ma è dolce quando la testa sprofonda, i capelli diventano leggeri ed io con essi. Riemergo , togliendomi i capelli dal viso, e mi lascio avvolgere dalla piacevolezza dell’acqua, supina, la corrente tranquilla del mare calmo mi trasporta soavemente, e lascio che i pensieri seguano il flusso.

 

I pensieri corrono travolti dalla singolarità dell’evento, voglio mettermi alla prova e lo farò con ciò che mi fa più paura, le montagne russe. Mi butto allo sbaraglio cercando di sfidare me stessa e provare che ciò che temo è innocuo, lo fanno in molti, ci si diverte.  Spavaldamente affronto la coda , rincuorando chi vuole ritrarsi, è un modo per farmi coraggio. Finalmente si sale sulla carrozza del treno, mi sudano le mani, avverto una morsa allo stomaco, allaccio l’imbracatura di sicurezza, e mi ripeto che è un divertimento. Il treno parte, una piccola discesa e mi dico orgogliosa che è un gioco da ragazzi. Comincia a caricare la salita, e essendo estremamente pendente, la rapporto alla discesa, il panico  prende il sopravvento, vorrei scendere, mi pento dell’ardua impresa sfidante a cui pensavo poter tenere testa. Prendo la mano del mio vicino, che mi guarda sorridendo non troppo sorpreso; la carrozza si ferma in cima al binario , l’adrenalina ripiega goffamente in una sorta di tremore, chiudo gli occhi, stringo le natiche alla seduta e con esse le gambe , posizionando i piedi a frenare la pendenza, si parte. La caduta libera mi aliena, un urlo liberatorio mi ricorda che sono proprio io, allento la presa e mi lascio trasportare dall’emozione con il cuore che mi accompagna scalpitando e rammentando l’intrepida esperienza.

 

Non c’è esperienza senza consapevolezza, e buttarsi in una esperienza è prendere contatto con se stessi , misurarsi con le proprie capacità, ed è questo che si fa quando ci si mette alla prova. Un percorso di emozioni, di sensazioni, che invadono il corpo comandato dalla mente; il cervello più prolifico che mai , aperto a mandare sempre nuovi impulsi , ci tenta spesso provocando in noi il desiderio della prova. Cominciamo a provare da bambini, poi con la crescita , nel periodo dell’adolescenza  l’interesse per la prova, la sperimentazione,  raggiunge il suo apice . Successivamente entriamo sempre più in connessione con noi stessi e i tentativi di   metterci in gioco sono sempre più consapevoli. Se non mi butto non saprò mai se sarei stato in grado di affrontare una difficoltà. Se mi butto, devo contemplare la possibilità di sbagliare, di avere preso male le  misure, comunque vada l’esperienza di crescita che ne deriva sarà sempre costruttiva.

Questo è il senso del mio debutto nella scrittura.

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