Capitolo 18 – Oscurità

Claudine si ritrova a vagare tra gli imponenti corridoi del palazzo mentre i suoi pensieri si inseguono senza sosta pronti ad abbattersi sulle sue sicurezze, così come il tornado che imperversa fuori si sta abbattendo sulle ampie vetrate. L’ambiente è cupo, solo poche luci di sicurezza sono infatti resistite al generale black out che ha colpito Dubai. Dove sarà Charlotte? Sarà ancora in città? O sarà forse tornata a Parigi? I pensieri si susseguono veloci e incontrollabili nelle mente della donna, che è al contempo preoccupata per l’incolumità della figlia e la solidità dei propri affari. D’istino Claudine afferra il cellulare dalla borsa e con sua somma sorpresa vede flebile la tacca della linea dati. C’è vita allora! Esclama stupefatta. In tutta fretta, con la paura che il momento di grazia possa finire rapidamente com’è iniziato, compone il numero della figlia. Dopo tre squilli, ecco la sua voce. “Ti sei per caso ricordata di avere una figlia?”. La voce fredda risuona come un eco nel freddo e desolato corridoio. Claudine sente una fitta al cuore.. ma subito torna in sé. “Ti sei forse scordata che sei tu ad essertene andata? Sei maggiorenne, è una tua scelta. Inoltre ho visto che hai preso il documento.. quindi pareva piuttosto chiaro che l’allontanamento fosse volontario” replica Claudine. “Mi hai chiamata davvero per parlare del testamento di papà!? Mentre la più terribile tempesta di sabbia degli ultimi secoli si sta abbattendo sulla città! Ma come puoi? Tu sei più fredda del ghiaccio! Non meriti che io stia qui a perdere tempo con te..”. Da queste parole Claudine comprende che la Charlotte si trova ancora in città e ciò le causa un gran sollievo: è felice che la figlia stia bene e sente contemporaneamente di star finalmente riacquistando il controllo sulla situazione. “Charlotte non essere drammatica. Ti ho chiamato per sapere se stai bene. Sono tua madre”. “A volte non si direbbe..” Replica la figlia tradendo il suo tormento. “Sto bene, sono con Marcel all’Hotel Jumeirah. Lui, al contrario di te, si preoccupa per me e mi tiene al sicuro!”. “Quell’arrampicatore sociale di Marcel è a Dubai?! Charlotte io ti ho avvisato più volte sul suo conto!”. La rabbia di Claudine nell’apprendere della presenza del fidanzato della figlia in città la investe come una furia. Quel ragazzo vuole solo i soldi di Charlotte.. chissà cosa le sta mettendo in testa..Mamma come hai detto tu poco fa: sono maggiorenne. Quindi lasciami in pace. Addio” e la comunicazione si interrompe all’improvviso. Non è stata la caduta della linea a interrompere la chiamata come Claudine temeva, ma al contrario la furia cieca di sua figlia nei suoi confronti. Claudine ha il cuore che martella nel petto, i pugni chiusi lungo i fianchi, le sue sensazioni oscillano tra rabbia e determinazione: avrebbe scoperto cosa tramano Charlotte e quel lurido verme di Marcel e li avrebbe fermati. Ad ogni costo.

Nel frattempo fuori dagli appartamenti privati dello sceicco Angelique e Georgette si raccapezzano su quanto è appena accaduto. Angelique è galvanizzata dalla scoperta: Saeed, il suo amore, è libero! Ha avuto si una donna in passato e anche importante a giudicare dalle parole scritte su quella lettera.. ma è il passato! Non può ignorare la gelosia che la attanaglia nel pensare l’oggetto del suo desiderio fra le braccia di un’altra.. tuttavia è più che determinata a giocare al meglio ogni sua carta per conquistarlo. “È finalmente giunto il mio momento Georgette!” Urla felice la donna in falsetto. La compagna di avventura è al contrario molto turbata. La stessa lettera che ha entusiasmato Angelique ha invece fatto sprofondare sottoterra l’umore della giovane. Ha capito subito: quella lettera è stata scritta da suo padre. Quella firma è inconfondibile. Quindi suo padre aveva una relazione romantica con lo sceicco! La storia con sua madre, la sua stessa nascita erano state una farsa! La rabbia inizia a montarle cieca nel petto. “Ora Georgette devo parlargli, fargli capire tutti i miei pregi, quanto sarebbe fortunato ad avermi come compagna di vita.. ma ci pensi? Io e lo sceicco d’oro d’Oriente!”. “Basta!!” Urla Georgette. “Basta parlare! Stai zitta una buona volta!”. Angelique resta di sasso. Mai si sarebbe aspettata una tale reazione da quella che pensava fosse ormai un’alleata. “Tutte quelle belle parole e poi alla fine..” Mormora Georgette con le spalle basse mentre se ne va abbandonando l’altra donna in corridoio tutta sola. Angelique è confusa e stordita. Una voce tutta via la ridesta. “Madame, si è forse persa?” Le chiede Saeed el Fahim con una gentilezza del tutto nuova.

Le prime luci dell’alba illuminano il cielo di Dubai ma i poveri abitanti della città non hanno modo di accorgersene: la pioggia cade ancora tanto fitta e violenta da rendere il cielo scuro come la notte. Marguerite apre improvvisamente gli occhi nella stanza della clinica in cui è stata rinchiusa. La prima immagine che si vede di fronte è Fatima che entra nella camera di fronte alla sua. Perché quella donna mi perseguita? Compare in ogni posto in cui mi trovo. L’istinto è quello di alzarsi, vuole scoprire cosa si cela dietro quella porta. Questi maledetti fili mi impediscono di muovermi! Impreca a bassa voce. È consapevole che la sua unica possibilità di scoprire la verità sia quella di non essere sentita, altrimenti gli infermieri le avrebbero senz’altro raddoppiato la dose rimandandola al tappeto. Con un gesto deciso si strappa la flebo dal braccio e mentre preme l’incavo del gomito da cui è fuoriuscito l’ago fa per alzarsi. La testa le gira terribilmente. Questi orientali hanno la mano pesante con gli ansiolitici.. si trova a pensare mentre barcollante si dirige verso la porta d’uscita della sua camera. La sensazione della fredda maniglia sulla pelle la fa rabbrividire. Sente che sta per scoprire qualcosa che potrebbe cambiare la sua vita per sempre. Marguerite apre lentamente la porta e butta lo sguardo in corridoio: non c’è anima viva. L’ospedale sta ancora dormendo. La donna può sentire i rumori delle macchine provenire dalla altre stanze e ciò le da la sensazione che la clinica stia respirando. Lei si sente parte di questo respiro collettivo e con la paura di emettere anche solo il più piccolo dei suoni mette la punta del piede destro in corridoio. Attende un secondo come se il fragile equilibrio in cui è immersa stesse per frantumarsi da un momento all’altro, ma nulla sembra accadere. E così il nudo piede sinistro segue l’altro sul freddo linoleum conducendola verso la porta del mistero. Ancora un attimo e tutto sarà chiaro.. pensa trepidante Marguerite. Ma proprio quando sta per aprire la porta  ecco una voce alle sue spalle. “Marguerite! Cosa fai lì?”. Si gira di scatto. È Jalif. “Jalif io non so.. come stai?” Risponde tremante. Lo sguardo del ragazzo si fa duro, severo. “Non sei autorizzata ad entrare lì. Allontanati immediatamente!” E di scatto corre verso di lei per strattonarla lontano dalla porta. “Lì riposa una persona a cui sono molto affezionato e tu non hai alcun diritto di vederlo!”. Marguerite è sconvolta. Non riesce a comprendere l’entità della reazione del ragazzo.. di solito così fragile, ora improvvisamente tanto duro. “Scu..scusa” riesce solo a mormorare con lo sguardo fisso sui piedi nudi. “Ecco dove siete!” Tuona una voce alle loro spalle. È la guardia del corpo di Saeed che la sera prima li ha soccorsi e accompagnati in clinica per essere curati. “Nemmeno dopo un incidente riuscite ad obbedire agli ordini e rimanere a letto. Il signor El Fahim ha comandato di riportarvi a palazzo. Forza seguitemi”. Marguerite alza gli occhi cercando istintivamente quelli del ragazzo, ma ciò che vede sono solo le sue spalle.

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