Prigionieri dell’isola – parte 1
I loro corpi scottati dal sole emanavano un odore acre, del resto erano allo sbaraglio da parecchi giorni, avevano perso il senso del tempo. Il timido Tommaso aveva creato una sorta di calendario incidendo dei segni sulla corteccia di un albero vicino alla capanna, erano in quell’isola deserta, isolati dal resto del mondo, già da sei lunghi giorni, senza bere e mangiare, nutrendosi solo di latte di cocco e qualche piccolo pesce. Duccio, un uomo spavaldo, voleva sempre avere il controllo di tutto, era riuscito ad accendere il fuoco, con i trucchetti da scout di quando era ragazzo, era solito tenerlo acceso sempre, in particolare nelle ore notturne, per allontanare ipotizzabili animali feroci che temeva più della morte. Una sera sentì dei fruscii alle sue spalle, come dei movimenti felini che sgretolavano il terriccio dietro al loro rifugio, che si avvicinavano sempre più, spaventato con le sopracciglia alzate e gli occhi spalancati prese un bastone infuocato e gridò “chi va là! Bù, bù!!” Emetteva dei versi ridicoli per cacciare via qualsiasi cosa si avvicinasse, mentre indietreggiava verso il mare… Con le sue urla svegliò Greta che si era appena addormentata, la giovane donna non riusciva a tranquillizzarsi un solo attimo, per questo faceva sempre fatica a prendere sonno. Anche Marisa, l’affabile moglie di Duccio si svegliò. Udirono una voce dirompere.. “Aiutatemi! Non fatemi del male ” e sbucò dalle fronde un ragazzino dai capelli chiari, scompigliati, rigonfi dal vento, magrino, spaventato con gli abiti sporchi e stracciati, stanco, scoraggiato, come tutti loro del resto, ma, con negli occhi, una luce di speranza per aver trovato altre persone vive e unite che lo avrebbero potuto aiutare. “Mi chiamo Manuel, sono un disperso come voi”, Marisa gli andò subito incontro con una coperta trovata sull’isola, tra quelle finite lì a causa del disastro aereo. “Abbassa il bastone Duccio, aiutiamolo, Manuel, siediti.. dove sei stato in questi giorni, come hai fatto a sopravvivere? Avrai sete? Vieni mangia qualcosa” “Che fai?! Il cibo è per domani!” obiettò irritato suo marito, “Duccio, ne troveremo altro, sta male non vedi?” “Menomale che ho trovato voi, ero disperato” “Bentrovato” gli disse Tommaso “Ciao Manuel, sei un ragazzino, quanti anni hai?” aggiunse Greta. “16…” con lo sguardo intenerito lo accolsero nella capanna, tranne Duccio che era preoccupato solamente che ci fosse una persona in più da sfamare. Gli diedero da mangiare e bere e uno spazio riparato dove poter dormire. Alle prime luci dell’alba, Marisa lo vide sopraggiungere da lontano sulla riva mentre trascinava con sé, nel mare, come una grande rete fatta con le foglie di palma; era riuscito a prendere ben quattro grossi pesci! Marisa svegliò i compagni di sventura con gioia e mise le orate sul fuoco per sfamare tutti “Cosa ti avevo detto..? troveremo altro cibo! E Manuel è stato bravissimo!” disse, finalmente con un sorriso, al marito così egoista e arrogante che si accaparrò ben due pesci interi, tra lo sbalordimento degli altri. Con il passare dei giorni i naufraghi ebbero modo di conoscersi ancora meglio, entrarono in confidenza, ma crescevano anche l’inquietudine, l’ansia e la paura di restare prigionieri dell’isola. Aumentava la tensione tra loro, al posto di unirsi per cercare un soccorso concreto, non facevano altro che litigare. Solo Marisa riusciva a mitigare gli animi nervosi, in particolare quello di suo marito, che spezzava sempre gli equilibri già difficili da raggiungere, e di Greta costantemente terrorizzata, che aveva delle crisi isteriche implacabili. Tommaso spesso si estraniava per trovare il suo equilibrio spirituale e trovare dentro di sé la forza e l’energia positiva per superare quell’inaspettata inimmaginabile situazione. Si ingegnava anche con l’aiuto del giovane e astuto Manuel che incoraggiava gli sfortunati con energia. Cominciò la costruzione di una grande zattera che potesse portare in salvo tutti loro. La quotidianità era estenuante, una lotta continua per la sopravvivenza che portò i nostri protagonisti all’esasperazione. Non riuscivano più ad andare d’accordo, fin quando Duccio, mentre gli altri erano a pescare vicino ai grandi scogli, rubò le scorte di viveri dalla capanna e si mise in acqua con la zattera cercando di salvarsi da quella disavventura, prese il largo…
Fu visto da Greta che scoppiò in una delle sue crisi isteriche non capendo esattamente cosa stesse per succedere. “moriremo tutti ! Duccio se ne sta andando e noi resteremo senza un braccio forte! Fermatelo! Fermalo Marisa!” strillava mentre l’altra, incredula, ma sempre positiva, diceva “Tornerà sicuramente indietro” lo chiamò forte per nome ma lui imperterrito, sembrava non udire, viaggiava verso non si sa quale destinazione, trovandosi in pieno oceano. Duccio aveva perso la ragione, con il fiato in gola e il vento sulla faccia, remava più velocemente possibile per scappare via… gli era sembrato di avvistare in lontananza una imbarcazione e stava cercando di raggiungerla, ma gli altri naufraghi non se ne accorsero. Aveva appesantito la zattera con grossi massi così da riuscire ad accendere un fuoco, senza lasciare che la zattera bruciasse. Pensava “Da solo sulla zattera avrò più spazio per me, viveri a sufficienza e soprattutto il fuoco”.
Greta non riuscendo a controllarsi, voleva raggiungerlo per fermarlo o fuggire con lui credendo di potersi salvare in qualche modo. Si buttò in mare e nuotò a malapena perché non era capace, ebbe paura una volta a largo, sembrava che stesse affogando e cominciò a chiamare aiuto in preda al panico obbligando inconsapevolmente Tommaso a tuffarsi dagli scogli per raggiungerla e salvarla. Più aveva paura, più si dimenava, più la corrente dell’oceano la trascinava via… Intervenne anche Manuel che, visto il pericolo a cui stavano andando incontro, prima di allontanarsi rassicurò la donna “Stai attenta Marisa, porta il cibo alla capanna, ci servirà più del solito al ritorno e stai tranquilla, li riporteremo entrambi salvi nella nostra capanna” e si tuffò. Greta annaspava agitandosi con le braccia e gridando che sarebbero morti tutti, mentre Tommaso e Manuel riuscirono a portarla in salvo, la trascinarono sulla battigia in preda all’ansia. Marisa si avvicinò e con grande pazienza, distogliendo la preoccupazione per il marito, pensò solo a salvare la vita di Greta . Le era andata l’acqua del mare in gola, per cui il ragazzino le dette un colpo secco alla bocca dello stomaco, dicendo “l’ho visto in un film”, ella tossì, si riprese e in lacrime li ringraziò riconoscente. “Non lo farò mai più, vi sono grata, senza di voi sarei già morta!!..” Nel frattempo Duccio era sempre più lontano, di fatto non c’era nessuna imbarcazione all’orizzonte e forse non sarebbe rientrato a riva….
Fine prima parte
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