Bianca come Luna, verde come Giada
E’ incredibile pensare che quando guardo la luna, è la stessa luna che Shakespeare e Maria Antonietta e George Washington e Cleopatra guardarono.
Susan Beth Pfeffer
Ho sempre odiato questo minuscolo paesello. Non mi sono mai sentita a casa, pur essendoci nata. Mi sono sempre sentita.. diversa. Da piccola vedevo le altre bambine preoccuparsi se le loro madri le obbligavano a tenere i capelli corti. Io a tenerli lunghi non ci ho mai pensato. Vedevo mia madre truccarsi, mettere i tacchi, esibirsi in un’eccessivo sfarzo di femminilità. Io al contrario rifiutavo ogni cosa fosse prettamente femminile. Io mi sentivo semplicemente io. E Matilde sembrava essere l’unica a capirmi davvero. A vedermi per ciò che ero. Siamo cresciute come sorelle, complice il fatto che le nostre madri fossero migliori amiche dai tempi della scuola. Matilde mi ha introdotta alla socialità. Non le importava se fossi diversa, mi trattava come trattava chiunque altro. E nessuno sarebbe mai andato contro il volere di Matilde. Lei era venerata da tutti. Grazie alla sua dolcezza, alla sua gentilezza, al suo sorriso meraviglioso.. chiunque la amava. Quando le altre ragazze del gruppo crescendo hanno iniziato ad interessarsi di ragazzi, io non trovavo nulla nei maschi se non stupidità. Ho iniziato a notare invece che sempre più spesso mi perdevo nei perfetti occhi smeraldo di Mati o che il mio sguardo indugiava ogni giorno un momento di più sul suo seno che iniziava a crescere. Inizialmente avevo una folle paura di ciò che stava accadendo. Non lo capivo. Mi sentivo sbagliata, ancora più diversa dalle altre ragazze. Così mi sono messa con Matteo. Del resto, ero cresciuta anche con lui. Lo conoscevo bene, era tanto buono e gentile. Un ragazzo semplice, d’altri tempi. Era bello si, con quei riccioli che gli cadevano negli occhi. Ma io non riuscivo a vederlo. Io vedevo solo Matilde e il suo corpo perfetto sfilarmi accanto senza che io potessi mai sfiorarla. Riuscivo a sopportare i baci di Matteo solo fissandolo negli occhi. I suoi occhi e quelli di Matilde sono uguali del resto. Io lo baciavo pensando di avvolgere con le mie labbra la morbida bocca di lei. Per anni ho continuato con quella farsa. Rodendomi il fegato in silenzio per la gelosia quando lei si è messa con Lorenzo, il belloccio della compagnia. Erano perfetti insieme: belli e intoccabili. Si sono baciati per la prima volta la notte di San Lorenzo del 2009. Avevamo 14 anni. Quando li ho visti ho letteralmente sentito il mio cuore frantumarsi in mille piccoli pezzi. Sono implosa. E quella notte ho pianto, mentre Matteo sopra di me si prendeva la mia verginità. Tra Matilde e Lorenzo non è durata molto. Quando la madre di Mati si è ammalata lei ha perso la testa. Non voleva più uscire, più essere toccata, più parlare. Solo a me era concesso starle accanto. La sua migliore amica. So che è terribile ammetterlo ma è stato il periodo più felice della mia vita. Lei era tutta mia. E io tutta sua. La notte che sua madre è spirata io ero con lei, la stringevo tra le mia braccia. Eravamo sul dondolo sotto il portico dove da piccola sua nonna le raccontava le fiabe. La luna splendeva alta nel cielo ed era l’unica fonte di luce attorno a noi. Lei aveva la testa posata sulle mie gambe. Il chiarore della luna le illuminava il viso facendola sembrare una divinità. Era perfetta. Non ho più resistito. L’ho baciata. E quello è stato il momento più doloroso, più imbarazzante, più infimo della mia intera esistenza. Lei si è ritratta di scatto, si è alzata dal dondolo. Si è allontanata puntando quegli occhi tanto espressivi dritti nei miei. Era furiosa. Dopo un momento che mi è parso infinito mi ha detto glaciale “Sei la mia più grande delusione. Vergognati bugiarda”. E mi ha voltato le spalle per rientrare in casa. Non mi ha permesso di avvicinarla durante il funerale. Non ha più voluto parlarmi. Sua nonna mi ha consigliato di darle tempo, non ho mai saputo se la donna sapesse di quella notte, ma sapevo che conosceva Matilde più di chiunque altro al mondo. Ero spezzata. Devastata. Rotta. Ho lasciato Matteo che, con un forte abbraccio, mi ha detto “dentro di me ho sempre saputo che hai sempre e solo amato lei”. Lui sapeva. Sono gemelli: sanno sempre tutto l’uno dell’altra. In qualche modo ho superato l’ultimo anno di liceo. Non ho parlato più con nessuno della compagnia. Non ho ammesso la mia omosessualità neanche allora. Dopo il diploma Matilde è partita per l’università. Io ero persa. Fina da quando eravamo bambine sognavamo di diventare coinquiline e affrontare insieme il mondo dei grandi. E invece avevo rovinato tutto e lei era partita senza me, senza nemmeno salutarmi. Così me ne sono andata. Uno zaino in spalla e l’intenzione di prendermi tempo per me. Un cammino. Era quello che mi ci voleva. Non quello di Santiago, troppo inflazionato. Ho scelto il cammino di Mont Saint Michel. Ricordo l’ultima tappa. Ero in un ostello a Roz sur Couesnod. Dormitorio misto da 20 letti. Non ho dormito neanche un secondo. La luna era piena e il suo chiarore entrava dalla finestrella del dormitorio colpendomi dritta in faccia. Luna piena, luna di energia, luna di forza e massima energia vitale. Mi sono alzata e ho percorso i 15km dell’ultima tappa durante la notte. In quella notte ho parlato con la luna, io e lei. Che discorso abbiamo fatto. Una vera e propria catarsi. “Luna io non so chi sono” “Sei Giada, chi altro vuoi essere?” “Vorrei essere come le altre ragazze, essere colpita dai ragazzi.. e invece sono attratta dalle donne” “Ed è questo un male? Anche le maree, che sono l’entità femminile dell’oceano, sono attratte da me.. che sono donna” “E tu ti arrabbi per questo?” “Mi sono arrabbiata la prima volta che è successo. Secoli fa accade un terribile naufragio in cui molti uomini persero la vita. Non volevo accettarlo. Così litigai con il dio oceano e bevvi tutte le acque delle costa bretone in cui era accaduto. Ma le maree si innamorarono di me, di un amore che io non potevo ricambiare” “e poi che accadde?” “capii che avevo agito impulsivamente. Fui sincera e feci pace con oceano. Da quel giorno ci completiamo.. e io accetto di attrarre le maree, pur non ricambiando il loro amore”. Un rapporto unico e catartico. Sono arrivata Mont Saint Michel quando la mia compagna di viaggio stava per ritirarsi per lasciare posto al sole che stava per sorgere. L’ho guardata e lei ha guardato me. Ho capito di essere imperfetta. Come la Luna con tutti suoi crateri. Ma sono proprio le mie diversità a rendermi.. me. Sono tornata a casa e ho ammesso pubblicamente il mio orientamento sessuale. Quando l’ho fatto Matilde è rientrata nella mia vita. Voleva da me solo onestà, voleva la mia felicità. Mai avrei potuto ottenerla senza ammettere chi sono. E ora siamo qui, di nuovo amiche. E io ho aperto un profilo su Zoe.
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