Accidia
A: “Ehi, che fai? Perché fissi lo schermo della tv spento? Non ci accenderà con la sola forza del pensiero, lo sai vero?”
B: “Lo so”
A: “Allora si può sapere cosa aspetti?”
B: “Sto meditando”
A: “Che cosa mediti davanti ad uno schermo nero?”
B: “Medito il modo migliore per liberarmi della mia coinquilina fastidiosa!”
A: “Ok. Quando l’hai trovato fammi sapere. Comunque sto uscendo, ti va di venire o sei troppo impegnata?”
B: “Non mi va di venire, grazie.”
A: “Lo sapevo, te l’ho chiesto solo per educazione. Non aspettarmi sveglia, torno tardi.”
B: “Questo mese sarai andata in università una volta, massimo due, il resto dei giorni li hai passati dormendo fino a tardi, uscendo la sera per poi tornare sfatta alle prime luci dell’alba. Hai intenzione di ritirati?”
A: “Chi sei? mia madre? Ah certo se io mi ritirassi, tu ti libereresti di me. Comunque odio l’università ma i miei mi hanno imposto un ultimatum: o studio o lavoro. Mi sembrava peggio lavorare. Almeno così mi mandano i soldi e non mi possono controllare perché sono fuori casa. Perché vuoi farmi sentire in colpa, ho già un sacco di paranoie per conto mio. Credi che mi piaccia questa situazione: non ho obbiettivi, ambizioni né sogni da realizzare. Non so fare praticamente nulla. Continuamente vedo persone entusiaste che corrono verso una meta e raggiungono traguardi. Io, invece, guardami! Sono sempre ferma, immobile, una macchina guasta, inutile. Lasciami fare quello che mi riesce meglio: divertirmi. Ma perché mi stai facendo pensare a queste cose: se avessi voluto farmi un esame di coscienza sarei andata dall’analista. E poi, se proprio vogliamo essere sincere, non è che la tua, di vita, sia meglio della mia: te ne stai o in università o chiusa in camera a studiare, e poi segui quel tuo terribile programma”
B: “Fai come vuoi, la mia era solo una constatazione. Penso che quello che tu chiami divertimento per me sia autosabotazione”
A: “Parla quella che come passatempo fissa lo schermo della tv spento.”
B: “Sono d’accordo”
A: “D’accordo su cosa esattamente?”
B: “ Sul fatto che non abbia una vita sociale e non sappia divertirmi”
A: “Non ho detto questo”
B: “Ma pensi questo”
A: “Si, effettivamente lo penso”
B: “In un certo senso ci assomigliamo”
A: “In quale esattamente?”
B: “Tu non hai stimoli per studiare o lavorare, io non ho stimoli per uscire e conoscere persone. Tu hai un’ avversione per la disciplina, io ho un’avversione per la vita sociale. Abbiamo entrambe una forma di disagio che ci rende inerti e ci impedisce di agire e crescere. Non ho deciso di iscrivermi ad ingegneria perché nutra particolari interessi o abbia un qualche scopo, ma per abitudine e per noia. Faccio quello che mi riesce meglio, come te, per dimenticare tutto il resto ”
A: “Ecco quello che mediti tutto il tempo! Conosco dei ragazzi della facoltà di filosofia con cui andresti d’accordo! Se vuoi te li presento. Esco con loro ogni tanto quando sono depressa, è come ascoltare musica triste quando sei stata mollata.”
B: “Siamo uguali, io e te: senza passioni e indolenti, imprigionate nelle nostre abitudini. Cerchiamo un modo per riempire il nostro vuoto interiore, io dandomi delle regole, tu perdendo il controllo.”
A: “Basta adesso, mi sta venendo la malinconia”
B: “Mi dispiace”
A : “Senti, facciamo un patto: tu vieni con me stasera e io da domani mi impegno un po’ di più con lo studio. Iniziamo a distruggere questi schemi!”
B: “Si potrebbe fare”
A: “Ma? ”
B: “Non mi va”
A: “Sono tutti discorsi vuoti i tuoi, senza intenzione. Ho deciso: sto a casa anch’io, guardiamo un film insieme”
B: “Come vuoi”
A: “Insegnami ad essere come te”
B: “Solo se anche tu mi insegni ad essere come te.”
Lascia un commento