Ritorno a quel mare
Manuela è una grande appassionata di teatro, un giorno di metà ottobre, navigando su internet, le appare davanti agli occhi la pubblicità di un evento di suo interesse. Appena legge il nome del luogo dove si sarebbe svolto, incredula, colta da un forte stupore, sente un tuffo al cuore, un brivido su tutto il corpo e presa dall’emozione e dall’entusiasmo, decide di parteciparvi, così, senza pensarci troppo. L’evento si sarebbe svolto il weekend successivo, in un luogo molto significativo per lei, in Sicilia, esattamente in un paesino situato tra Messina e Catania, ai piedi dell’affascinante località turistica di Taormina, proprio in quel paesino dove aveva trascorso per anni le vacanze estive da bambina e da adolescente con la sua famiglia, Letojanni!
Arrivata all’aeroporto di Catania, Manuela sente subito l’aria diversa, calda e asciutta rispetto alle temperature di quando è partita da Milano, dove abita, tipiche del primo autunno. La luce del sole la acceca, la pelle comincia ad appiccicarsi di sudore, toglie subito il giubbotto ed il golfino e resta in mezze maniche, ci sono 30 gradi. Si ritrova ad attendere il transfert insieme ad altre persone che, come lei, parteciperanno all’evento teatrale, unite dalla stesso interesse, ma lei ha una motivazione in più per essere lì: rivedere la sua Letojanni.
L’autista del pulmino accoglie il gruppo turistico per accompagnarlo in hotel. Durante il tragitto in autostrada Manuela riconosce man mano il percorso e i paesaggi che mille volte aveva visto, prima di arrivare in paese, durante il viaggio in macchina con la sua famiglia. Quelle piante dai grandi fiori rosa la riportano a quando da bambina non vedeva l’ora di scorgere il mare, quella costa che sarebbe stata lo scenario delle sue vacanze e quei tornanti discendenti che portano all’uscita del casello autostradale che segnano l’ingresso del paese.
Suo padre preferiva viaggiare di notte, così Manuela arrivava con la sua famiglia a Letojanni nelle primissime ore del mattino, percorrendo proprio quei tornanti, contornati da quelle piante, guardando, in lontananza, il mare roseo colorato dall’alba. Era contenta ed impaziente di scendere giù in spiaggia, non appena arrivati. Manuela ricorda sempre quel cambio veloce per infilarsi il costume e quel tuffo insieme a sua madre nell’acqua trasparente e morbida del mare calmo e odoroso. Era la felicità buttarsi dentro quelle acque cristalline, esprimendo il desiderio del primo bagno della vacanza. Manuela attendeva da oltre vent’anni il ritorno a “quel mare”!
Una volta giunta in hotel cerca di fare lo stesso, svuota velocemente la valigia alla ricerca di costume e prendisole, fa una doccia veloce per togliere la stanchezza del viaggio, si cambia ed esce. Si dirige carica di emozione verso il lungomare per respirare quel vento soffice e mite, quell’aria di casa, di famiglia, di gioia, del suo passato, della sua giovinezza, del suo primo amore, del suo primo bacio.
Passeggia osservando tutto attorno come un bimbo alle giostre, ogni angolo le parla, a volte sussurra, frammenti di ricordi felici. Prova una nostalgia infinita che in fondo la addolora.
Cerca negli sguardi delle persone che incrocia quello di qualcuno che poteva riconoscere, sicuramente cambiato e invecchiato, come gli amici dei suoi genitori. D’un tratto un velo di tristezza e malinconia inonda i suoi occhi attoniti, ricolmi di lacrime. Ritornare a Letojanni era un grande desiderio di tutta la famiglia, ma in particolare di suo padre che per una invalidità non poteva più viaggiare.
Raggiunge il ristorante dove lei e la sua famiglia erano soliti pranzare la domenica ed entra per salutare il proprietario, ma il locale ora è gestito dal figlio che la invita a fermarsi per il pranzo. Le dice che il padre è mancato diversi anni prima e nel raccontarsi aneddoti ricordando i loro genitori si commuovono.
Seguendo la scia del profumo del pesce grigliato proveniente dalla cucina del ristorante, Manuela si sofferma ad osservare i tavoli, le portate, e assorta nei ricordi, rivede i sorrisi dei suoi genitori nelle persone sedute, sente in bocca quel sapore di mare del risotto al nero di seppia che ordinava da piccolina e di quel gusto dolciastro e affumicato dei gamberoni alla griglia che si divertiva a sgusciare con le mani, le risate giocose della famiglia e dei vicini di tavolo nel vederla con la bocca sporca di nero e le mani impiastricciate, per avere così la scusa di giocare, a riva, sciacquandosi con l’acqua del mare.
Decide di ordinare lo stesso menù in memoria di quei ricordi. Finito di pranzare saluta calorosamente il caro amico ristoratore e si avvia al lido dove prendevano sempre l’ombrellone e trascorrevano le giornate di quei tempi spensierati.
Camminando verso il mare, Manuela avverte sopraggiungere in lontananza quel vociare sempre più forte dentro di sé di risate, schiamazzi, urla di bambini e schizzi d’acqua; sente l’infrangersi delle onde sulla riva e i sassolini che rotolano sulla battigia, il motore di una barchetta e di un motoscafo più distante, il movimento di un pattino che scivola in superficie, il dondolio di un peschereccio ancorato. Le sembra anche di vedere le amichette con cui giocava sotto l’ombrellone, i suoi genitori, giovani, parlare con i loro amici, le sue sorelle sul bagnasciuga con la comitiva, e suo fratello rifuggire dal sole con la sua maglietta bianca.
Si avvicina sempre più alla riva per immergersi nell’acqua, toglie le ciabatte, cammina sulla ghiaia che è detestabile perché i piedi le fanno un po’ male, ma finisce per amare anche quella, tanto è legata a quel luogo. Anzi la sensazione di affondare i piedi tra i sassolini freddi e bagnati è rigenerante e la fa sorridere.
L’acqua è troppo fredda per fare il bagno, Manuela si sdraia a terra sul suo salviettone arancione e si lascia riscaldare dal sole, osserva il panorama tra l’orizzonte del mare e il promontorio che sporge dal litorale dove è ubicata la bella Taormina. Con le mani giocherella con i sassolini prendendone un piccolo mucchio tra le dita e lasciandoli scivolare di nuovo al suolo e lanciandone qualcuno un poco più in là. Ricorda quando già più grandicella, uscendo dall’acqua, dopo una lunga nuotata si sdraiava insieme gli amici sul bagnasciuga, l’onda fredda e spumeggiante le arrivava fin sopra le ginocchia, aveva la pelle d’oca, i capelli bagnati sgocciolanti di sale, con il vento che le fischiava nelle orecchie. Si divertivano a lanciarsi delicatamente i sassolini per centrare l’ombelico e a ricoprirsi, sasso dopo sasso, lungo la pancia e onda dopo onda a cacciarli via.
Abbandonata nei suoi pensieri, si appisola coccolata dallo sciabordio delle onde del mare e dal vento che le accarezza la pelle.
Riapre gli occhi all’imbrunire quando stiracchiandosi sulla spiaggia, sente un languore allo stomaco e cosa mangiare di meglio di un’ottima granita siciliana? Manuela giunge nel bar della caratteristica piazzetta e ordina il suo gusto preferito, caffè e panna, sebbene sia più indicato per la colazione, come la tradizione siciliana suggerisce, non vede l’ora di gustarla e qualsiasi orario per lei va bene. Naturalmente non può mancare la tipica brioche abbinata, quella rotonda con il cappelletto, detto in gergo “il tuppo”, generalmente appena sfornata, tiepida dal profumo e dal sapore vanigliato.
Un simpatico cameriere gliela serve e scambiandola per una vera turista, le spiega come vengono elaborate le granite, in maniera artigianale e con prodotti di prima qualità e come si mangiano con la brioche, ignaro che Manuela conoscesse già molto bene ciò di cui le stava parlando e che voleva solo tuffarcisi dentro a quel bicchiere ricolmo di granita caffè e panna. Liquidato il cameriere, finalmente porta alla bocca il primo cucchiaino e resta subito inebriata dalla consistenza granulosa del caffè freddo sulla lingua, dalla sua scioglievolezza e dalla cremosità della panna. Stacca il famoso tuppo, lo puccia nel bicchiere prima di ogni altra cosa e tra un boccone e un cucchiaino ricolmo, appaga la sua golosità.
Viene la sera e il panorama diventa ancor più suggestivo e romantico con le sue luci accese, le dà un senso di pace, sospirando nostalgicamente, rientra in hotel, si prepara per la serata teatrale che sarebbe cominciata a breve con i suoi artisti preferiti.
Il weekend passa velocemente tra nostalgia mista a malinconia, tra spettacoli e giri turistici, tra scenari toccanti e prelibatezze che questa vacanza le offre. Bombardata da una miriade di sensazioni, devastata e frastornata dal susseguirsi repentino di emozioni, rientra a Milano, soddisfatta di quella esperienza, con una ricchezza d’animo rinnovata e infinitamente grata alla sua passione che l’ha portata a ritrovare il suo paesino del cuore.
Ornella
Anch’io ho la mamma di origini non siciliane ma napoletane, Anch’io da piccola ho sempre trascorso le mie vacanze al sud. Ora che sono adulta e che i nonni purtroppo sono scomparsi i miei ritorni a quei luoghi sono diventati più radi. Mi sono riconosciuta molto nel tuo racconto , ho riconosciuto le simile emozioni che mi suscitano i ritorni. Grazie per avermeli rievocati