La mia Casetta in Canada
Una sottile luce che filtra dalle tapparelle si posa sugli occhi di Martina. La donna di riflesso si stropiccia gli occhi ancora assonnati. In realtà è già sveglia da tempo, ma non ha alcuna voglia di alzarsi. La stagione sta cambiando e la brezza di fine agosto le infonde la voglia di restare immersa nel suo avvolgente letto letto King Size. I letti grandi e morbidi sono una delle peculiarità che l’hanno fin da subito colpita del Canada. E anche una degli elementi che l’hanno convinta a restare. Martina sente un peso sulla schiena, una presenza calda. Di riflesso sorride. Capisce fin da subito che è Buck, il suo cocker. Non può essere Luna, la sua gattina grigia dai penetranti occhi azzurri. Lei non tollererebbe mai tanta pigrizia. La sua assenza dalla camera da letto non può voler dire che ha usufruito della sua personale uscita per andare a cacciarsi la colazione nel bosco dietro casa. Avvolta tra le coperte, con il suo cane accanto a lei e una mattina fresca e soleggiata ad accoglierla Martina si sente tanto grata. Benedice ogni giorno la sua decisione di trasferirsi in Canada. Oggi in particolare. Oggi sono 12 anni dal suo arrivo nel Paese della foglia d’acero. Ogni anno in corrispondenza di questo giorno la donna decide di concedersi una giornata di totale riposo. Una giornata lenta, così come sono lenti e dilatati i ritmi tipici di questo immenso Paese.
Mentre si prepara il caffè la donna ritorna con la mente a quando è arrivata. È approdata in Canada grazie ad un contratto come ricercatrice presso l’Università di Toronto. Un’occasione davvero irripetibile. Al tempo Martina viveva per il lavoro, per lei non esisteva altro. Il suo unico scopo era trovare il segreto dell’orso nero. Come funziona il meccanismo del letargo allo stato brado? Questa domanda l’ha assillata per anni. Grazie a questa scoperta avrebbe potuto comprendere la fisiologia del letargo nell’orso nero e così trasferire le sue conoscenze nell’applicazione aerospaziale. Se solo avesse compreso come le cellule andavano in pausa per mesi pur conservando le funzioni vitali dell’individuo avrebbe svoltato la vita a molti astronauti. Quando le è stata data la possibilità di trasferirsi in Canada per studiare più da vicino il soggetto di suo massimo interesse, che proprio lì la fa da padrone, non ha esitato neanche un secondo ad accettare.
Appena atterrata ha subito notato l’ordine e la disciplina del popolo canadese, ha potuto assaporare l’essenza del vero nord sperimentando la vita sotterranea e buia di gente abituata ai sacrifici. Una vita semplice e lenta, con pochi obiettivi se non la tranquillità. Questo l’ha colpita fin dal primo istante. In Italia, nel nord da dove lei è originaria, tutto è fretta, lavoro, obiettivi da rispettare, tutta la vita è una corsa per realizzarsi sempre di più. Ma realizzare cosa nello specifico? Non la propria felicità, quello è certo. Solo dopo essersi trasferita in Canada la donna ha iniziato a scoprire cosa significa vivere, vivere per davvero. Inizialmente era stupita e stordita dalla quantità di tempo libero che aveva, non sapeva nemmeno come utilizzarlo. Poi ha capito. Ha iniziato a leggere, a fare trekking nei weekend, a concedersi lunghi pisolini, a fare lunghi bagni con aromi rilassanti, ha persino imparato ad andare in kayak.
Martina è in bagno e si osserva allo specchio. Inizia a vedere qualche sottile ruga formarsi ai bordi degli occhi. Le sfiora piano con la punta dell’indice. Non le dispiace il suo aspetto, anzi. Ogni segno disegnato sulla sua pelle è il simbolo che è viva, ha vissuto e continuerà a vivere. Oggi andrà in barca. Niente lavoro, niente orto, niente pulizie. Solo lei, Buck e un buon libro sulla sua barchetta in mezzo al Beaver Lake. Se le temperature lo consentiranno potrebbe perfino concedersi una nuotata nel fresco lago.
In una vita che le sembra precedente a quella che attualmente conduce Martina ha amato. Ha addirittura avuto la possibilità di sposarsi. Per quello ha deciso di restare in Canada in realtà. Era tutto pronto. Si sarebbero sposati di lì a una settimana. Ma una sera tutto il suo mondo era crollato. L’aveva trovato sul terrazzino di casa loro. Era come in trance, gli occhi vitrei, lo sguardo assente. Accanto a lui una siringa a terra. Una goccia di sangue ancora sul braccio a testimoniare il fatto da poco compiuto. Martina non ha detto nulla. La pelle d’oca su tutto il corpo. Una sensazione di repulsione, di nausea. È entrata in casa, ha fatto la valigia e se n’è andata. Non l’ha mai più rivisto.
Quella sera si è scontrata con il lato oscuro del Canada: la droga. Legalizzata. Onnipresente. Tollerata. La cannabis, così come tante altre droghe, è infatti legalizzata e disponibile su larga scala in molti negozi aperti al pubblico. Nelle grandi città in particolare il degrado è evidente. Le persone vivono sui marciapiedi, abbandonati a loro stessi, senza una dignità. E per i canadesi tutto ciò è normale.
Mille volte Martina si è ripetuta che un’altra donna forse avrebbe agito diversamente, che se l’avesse davvero amato sarebbe restata. Nei giorni in cui la solitudine si fa più pungente i rimpianti risalgono a galla. Quella sera aveva deciso che sarebbe comunque restata in Canada. Aveva cambiato numero di telefono, aveva deciso di continuare le sue ricerche per l’università lavorando un pò a casa e un pò appoggiandosi a un laboratorio esterno.. e infine si era trasferita. Ha acquistato una piccola proprietà in mezzo al nulla in un villaggio dell’Ontario. Un portico, il giardino e un prato che si trasforma in bosco sul retro della casa. Un bosco dove il suo amato orso nero vive indisturbato così che lei posa osservarlo e studiarlo.
Ha preso la sua decisione.
Non può e non vuole tornare indietro.
Ha scelto sé stessa.
Sempre.
Lei e i suoi animali.
La sua casetta in Canada.
Un sogno.
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