E se un incubo diventasse realtà?
Il sole, che pare una grande palla infuocata, sta per tramontare dietro l’orizzonte tingendo tutto l’ambiente d’un colore arancio-viola. La sagoma della luna è già visibile in cielo, grande e piena. Lo sparuto gruppetto non può fare a meno di essere rapito per un attimo dall’incanto della natura. “Signori miei, mi dispiace interrompere il momento romantico, ma è necessario organizzarci con i turni per la notte. È la nostra ultima occasione per tonare a casa” dice Marco riportando tutti alla realtà. “Come sempre hai ragione, ragazzo mio” risponde Jacob solerte “Mi offro per fare il primo turno di guardia”. Marco ci avrebbe scommesso. Fin dal primo momento Jacob si è dimostrato il compagno di avventura più affidabile, sempre collaborativo e pronto a rivolgere una parola gentile a chi ne avesse bisogno. È stato l’unico ad aiutarlo attivamente nella costruzione del radar che li avrebbe finalmente riportati alla civiltà. “Siamo sicuri che quel coso funzionerà?” Chiede Alfredo scettico. “Se i miei calcoli sono esatti il dispositivo che ho costruito dovrebbe essere in grado di emettere radiofrequenze capaci di inserirsi nello spettro elettromagnetico dei radar degli aerei, segnalando così la nostra posizione”. Nonostante il calare del sole fa ancora un caldo soffocante. Marco, complici il duro lavoro della giornata e la tensione, suda copiosamente. Si trova costretto a togliersi gli occhiali per asciugare delle gocce di sudore che altrimenti gli sarebbero colate negli occhi. Susan resta come sempre colpita dai quei profondi occhi nocciola. Quanto è dannatamente sexy.. si ritrova a pensare calando lo sguardo sugli addominali del ragazzo. “È proprio necessario usare quell’apparecchio? Io qui sto così bene” dice Susan a Marco mentre si morde il labbro con fare ammiccante. “Si ragazzina è necessario!” Interviene Olive isterica “Voglio tornare alla civiltà! Qui ci sono ragni, serpenti.. e soprattutto spiriti maligni! Sento che vogliono farmi del male! Non reggerò un altro giorno in questo inferno!”. “Smettila con questi spiriti! Qui non c’è nessuno. Ficcatelo in quella testa vuota” risponde infervorato Alfredo alla cognata. “Ti dico di si invece. Io li percepisco. Sento delle presenze che mi fanno rabbrividire. Sono cattivi e ci vogliono morti. Ho fatto una seduta con la medium più potente di New York una volta, me ne intendo. La povera Jenny mi avrebbe creduto”. “Jenny è morta!”. “Ecco che ricominciano” sospira Susan. Infatti da quando sono approdati sull’isola Alfredo e Olive non fanno che battibeccare. Erano gli unici tra i presenti a conoscersi già, essendo loro cognati. La moglie di Alfredo e sorella di Olive, era morta durante l’incidente aereo. I tre erano in viaggio verso Washington per raggiungere la famiglia delle due sorelle, ricca da far schifo, negli Hamptons per una vacanza. Ma ora sono bloccati lì. La cosa peculiare è che a nessuno dei due sembra importare più di tanto della perdita di Jenny. Alfredo è concentrato su di sé mentre Olive gli sta incollata in preda all’ansia che le possa accadere qualcosa. “Signori, signori calma. vi prego di non litigare. È necessario essere uniti” dice Marco cercando di riportare la calma. Il ragazzo ha fin da subito assunto il ruolo di capo di quel gruppo di disperati. “Olive, che siano spiriti o animali non importa. È necessario che stavolta nessuno tocchi il macchinario” interviene Jacob posando una mano sulla spalla della donna “è la nostra ultima possibilità. Marco ha usato tutti gli ultimi pezzi recuperati dall’aereo per costruire il radar”. Olive fa un profondo respiro. Quell’uomo gentile ha la capacità di calmarla. Quando sono arrivati sull’isola lui era già lì. L’avevano trovato svenuto sulla spiaggia, forse portato dalla marea. Appena si era svegliato aveva chiesto della sua famiglia, ma nulla da fare. Nel disastro aereo aveva perso moglie e figlio. Si era chiuso in un doloroso silenzio per poi uscirne desideroso di dare il proprio contributo. “Va bene” sospira Olive “io farò il secondo turno. Ma non dite che non vi avevo avvertito quando accadrà il peggio”. A seguire nei turni Susan, Marco e infine Alfredo. Dopo essersi congedati Jacob prende agilmente posto a terra accanto al macchinario per sorvegliarlo. Vorrei arrivarci io così a 60 anni pensa Susan guardandolo ne ho 16 e ho dolori ovunque dopo questi giorni a dormire su un cavolo di pagliericcio. La ragazza scrolla le spalle e si dirige verso il proprio giaciglio di fortuna, seguita a ruota dagli altri compagni di avventura. Alfredo è coricato sul pagliericcio che si è creato appena approdato sull’isola ponendo delle foglie di banano su dei rami secchi. Si è scelto il posto migliore di tutti, sotto le lunghe fronde di un salice. Solo Marco è messo meglio di lui, quel saputello è in grado di costruire qualunque cosa e quindi si è creato una vera e propria capanna. L’uomo resta in ascolto. Riesce a sentire solo il rumore delle onde del mare che si infrangono sul bagnasciuga. Quel rumore gli riporta alla mente la luna di miele con Jenny. Si era avvicinato a lei principalmente per interesse, fingendosi chi non era, ma quando l’aveva sposata c’era un sentimento di reale affetto a legarli. Bei tempi, mi sentivo l’uomo più fortunato del mondo si ritrova a pensare poi sono arrivati la noia, il gioco, i debiti.. ed eccomi qui a cercare di rimanere bloccato su un isola deserta con un branco di idioti pur di non tornare alla vita vera e farmi uccidere. La leggera brezza notturna fa ondeggiare le foglie del salice riportandolo alla realtà. Aguzza l’udito per sentire se Olive, che è accampata a mezzo metro da lui, fosse ancora sveglia ma viene rincuorato dall’udire un sonoro ronfare. La donna è già nel mondo dei sogni. Alfredo decide di sfilarsi dal suo giaciglio per studiare la situazione. Qualche giorno prima è riuscito a manomettere l’apparecchio costruito da Marco senza farsi scoprire. Alcuni pensavano ad un animale, mentre Olive si era messa in testa la baggianata degli spiriti che li volevano morti. Ma stavolta c’è qualcuno di guardia. Non sarebbe stato semplice. È agitato e nervoso, non può permettere che il radar funzioni e lo riporti nelle grinfie dei suoi aguzzini. Il suo cuore batte all’impazzata, come a volergli uscire dal petto per scappare. Ora che Jenny è morta nessuno l’avrebbe più salvato dai suoi debiti. Alfredo si avvicina lento alla porzione di spiaggia dove è posizionato il radar e si accuccia dietro un grosso masso. Osserva Jacob. L’uomo sembra rilassato. Scruta l’orizzonte e pare perso nei propri pensieri. Improvvisamente Alfredo nota un luccichio provenire dalle mani di Jacob. Aguzza la vista e scorge un coltello tra le mani dell’uomo. Resta a bocca aperta. Nessuno dei presenti sull’isola aveva dichiarato di possedere un arma. Con il cuore martellante nel petto e la bocca asciutta dallo spavento Alfredo si accascia a terra, la schiena incollata al masso. Si sforza di controllare i respiri affannosi per non farsi sentire. Solo quando Jacob si alza per andare a svegliare Olive per il cambio di guardia striscia via guardingo. Susan nel frattempo si gira e rigira sul proprio pagliericcio senza riuscire a prendere sonno. Nonostante sia notte fa un caldo soffocante. La ragazza sente l’umidità appiccicata addosso, il suo respiro è ansante. La salsedine le ha intriso i lunghi capelli ricci rendendoli duri e ingestibili. Si sente sul punto di scoppiare. Odia ammetterlo ma vorrebbe essere a casa nel suo comodo letto. A casa poi.. qual’è casa sua? Fin da bambina i suoi genitori se la rimbalzavano come se fosse una palla, come se nessuno dei due la volesse davvero. Susan decide di scacciare quei pensieri nell’unico modo in cui fosse capace: essere frivola e desiderata. Susan si dirige quindi verso la capanna di Marco. Da buon ingegnere quale è il ragazzo è di certo ancora sveglio a fare calcoli, e non fosse stato sveglio l’avrebbe ridestato lei. Susan si infila nella capanna e, come previsto, trova Marco intento ad armeggiare con dei fili elettrici. “Cosa fai qui?!” Le chiede lui stupito alzando gli occhi dal proprio lavoro. Ha due occhi profondi e intensi, che eccitano Susan dal primo momento in cui l’ha visto. Non è il tipo di ragazzo che di solito l’attraeva, ma la sua intelligenza ha qualcosa di magnetico. Susan sorride maliziosa slacciandosi un bottone di troppo della camicetta che indossa. “Fa un caldo terribile. Non trovi? Non riuscivo a dormire e ho pensato di cercare un pò di compagnia”. “Se non riesci a dormire vai a fare una passeggiata sulla spiaggia” replica lui conciliante. “Vorrei restare qui con te” dice lei rendendo languidi i propri occhioni verde smeraldo. Si avvicina al ragazzo e gli lecca il collo. Avverte il sapore del mare. “Non credo sia il caso Susan” dice lui afferrandole le braccia per scostarla. “Cos’è non ti piaccio?” Chiede lei infastidita. “Susan, sei una bellissima ragazza e lo sai. Hai 16 anni e io 30. È illegale capisci? E poi non siamo qui in vacanza. Cerca di ragionare”. “Nessun ragazzo mi ha mai rifiutata..” Dice lei a metà tra lo sfrontato e il capriccioso. “Non devi mendicare attenzioni per sentirti importante. Non devi pregare per essere amata. Se una una persona dice no, devi accettarlo, la vita non è sempre un si” attacca Marco cercando di far ragionare la ragazza. Nel mentre del discorso fraterno i due all’improvviso sentono un grido disperato. Si bloccano fissandosi negli occhi. Susan sente la pelle d’oca formarsi su ogni centimetro della sua pelle. “I.. i fantasmi?” Bisbiglia con tono strozzato a Marco. “Il radar. Il mio radar!” Urla lui in tutta risposta precipitandosi fuori dalla capanna e correndo a perdifiato verso la sua creazione. Susan interdetta lo segue per paura di restare lì da sola. Quando arrivano al punto della spiaggia dov’è posizionato il radar si trovano di fronte una scena agghiacciante. Olive è riversa a terra in una pozza di sangue. Susan lancia un urlo di spavento ritraendosi dietro Marco. “I fantasmi! Diceva che le avrebbero fatto del male”. Il ragazzo si avvicina guardingo al cadavere. L’odore ferroso del sangue è pungente e penetra nelle sue narici fino a dargli la nausea. Nota un taglio netto sul collo della donna. È stata sgozzata ed è affogata nel suo stesso sangue. “Nessun fantasma..” Bisbiglia Marco improvvisamente preoccupato. I vivi lo spaventano decisamente più dei morti. Susan lo guarda con gli occhi sbarrati dal terrore. Improvvisamente è tornata ad essere una ragazzina della sua età. Susan si avvicina ma nel vedere il volto sfigurato di Olive non riusce a trattenere i conati di vomito. Nel mentre li raggiunge Alfredo trafelato. Ha gli occhi spiritati, come se avesse visto un fantasma. “Jacob ha un coltello” sussurra in preda al panico. Non si è accorto del cadavere a terra. È troppo preso dai suoi pensieri. Susan si gira verso Marco e i due si scambiano uno sguardo terrorizzato. “Alfredo..” Dice Marco scostandosi e mostrando così all’uomo la scena in tutto il suo orrore. Alfredo vede Olive riversa a terra accanto al radar. I capelli biondi impregnati di sangue. Il ghigno contraffatto dalla morte. Gli occhi vitrei sbarrati. Alfredo ha un mancamento e Marco deve sorreggerlo per impedire che cada a terra. “Allora..” Bisbiglia l’uomo ancora in stato di shock. “Allora morirete tutti”. Una voce arriva dalle loro spalle. È quella di Jacob. Ma non sembra Jacob. Il tenero signore di mezza età che avevano imparato a conoscere ed apprezzare non c’è più. Al suo posto un uomo atletico, i muscoli tesi. I tre superstiti si scambiano uno sguardo attonito e terrorizzato. “Cosa succede Jacob?” chiede Marco “abbiamo lavorato spalla a spalla fino ad oggi pomeriggio”. “Non c’è nessun Jacob. Io non sono più nessuno. Da quando Maria e Christian sono morti io non sono più niente. Loro sono morti per un errore meccanico! Avevo appena fatto revisionare la macchina e mi avevano garantito che era tutto a posto! E invece i freni erano difettati. Ho chiesto giustizia e cosa ho ottenuto? Nulla! E così la giustizia me la faccio da solo!” Prende un respiro profondo. “Per mesi ho progettato questa vendetta. Dovevate morire tutti, io compreso! Ma invece siamo finiti qui. Non solo io soffrirò ingiustamente. I vostri parenti sapranno che siete morti per senza una ragione e soffriranno ingiustamente come ho fatto io.. E io potrò raggiungere i miei amori in pace! Ho iniziato con la donna. Ora tocca a voi” dice Jacob sfoderando il coltello con fare minaccioso. “Jacob quello che dici non ha senso! Noi non abbiamo nessuna colpa!” Urla Marco disperato. “Anche Maria e Christian non avevano colpe!” Risponde Jacob fuori di sé. Gli occhi spiritati indicano che l’uomo ha del tutto perso il senno. Ma i tre superstiti non hanno alcuna voglia di morire, non senza lottare. Così Marco si lancia su Jacob cercando di immobilizzarlo, mentre Alfredo, con un coraggio che non sapeva di avere, cerca di disarmare il pazzo. I tre uomini iniziano un combattimento all’ultimo sangue, in cui la forza di Marco e l’astuzia di Alfredo tentano di arginare il folle furore di Jacob. Alfredo riceve un calcio in viso e si sente precipitare a terra. Il sapore metallico del sangue gli riempie la bocca e la testa gli rimbomba dal dolore. Si sente privo di ogni forza, come se la linfa vitale gli uscisse dal corpo. Marco tenta di fronteggiare Jacob, ma questo riesce a bloccarlo a terra. Gli preme un braccio sulla gola. Marco sente il fiato corto e la testa pulsare per la mancanza di ossigeno. Mentre sta per cedere riesce a urlare “Susan, accendi il radar!”. La ragazza tenta di strisciare verso il macchinario e allunga disperata la mano verso il pulsante di accensione. I tre superstiti si scambiano uno sguardo carico di paura e disperazione. L’indice di Susan è a un millimetro dal pulsante rosso d’accensione. Un battito di ciglia e potranno andarsene da quell’incubo. La lama del coltello sfreccia nell’aria ed entra nella carne. Un dolore lancinante. È l’ultima sensazione prima di perdere i sensi.
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