CRONACA DI UNO STUPRO
- Io esco a portare fuori il cane, a dopo!
- Portati il telefono.
- Ma a cosa mi serve sono sotto casa, non farmi perdere tempo, ce l’ho in camera, intanto che lo prendo sono già tornata. Ciao – che serata da lupi; Zorro fai alla svelta così torniamo a casa velocemente. Non c’è mai un’anima in questa strada, sono solo le 19,30 sembra notte fonda. Dai Zorro cantiamo una canzone , così ci facciamo compagnia – All by myself, all by myself, don’t wanna be alone anymore – Ohhhh, ma chi è stato, guarda tu quel deficiente , mi ha toccato il sedere ed è scappato in bici. Zorro è meglio che torniamo indietro, tu poi non ti accorgi mai di nulla! Dai andiamo velocemente, passiamo da questa parte che così facciamo prima!
OH accidenti c’è il tipo in bici, vieni Zorro andiamo di qua, maledizione questo ci sta venendo dietro, dai affrettiamo il passo, fammi vedere come sei bravo, non farti tirare, dai Zorro porca miseria, non è il momento di fare il pigro. Vigliacco se c’è un cane in giro, a parte te. Dai Zorro questo è il momento di fare una corsa, dai corri, dai che questo vuole proprio me. Oh mio Dio, se mi avvicino a casa questo vede dove abito. Cosa faccio, posso urlare, se urlo qualcuno mi sentirà. Ah, che dolore al ginocchio sto sanguinando, ora mi rialzo, dai Zorro togliti, sta arrivando, dai fammi alzare. Non riesco a correre, maledizione !
E’ davanti a me, è sceso dalla bici, ho il cuore in gola, non riesco a respirare, aiuto, aiuto, qualcuno mi sente, aiuto, aiutoooo! Dalla mia bocca non un suono, sto gridando , ma la voce non esce, Zorro saltagli addosso, dai saltagli addosso, ma non mi senti neanche tu, nessuno mi sente?
Lasciami , non mi toccare, toglimi la ma…uhmm! Che dolore! Ora ti conficco le unghie negli occhi, lasciami bastardo, lasciami andare, qualcuno mi aiuti. Zorro, Zorro attacca, lasciami le braccia, toglimi le mani di dosso, non mi toccare con quel coso schifoso, aiuto, vi prego aiutatemi!
Questo è l’atrio del palazzo dei signori Agosti, se riesco a liberarmi una mano, grido, mi deve uscire la voce, deve uscire, mi dimeno , mi sono divincolata, ma Zorro non è con me; mi metto a correre zoppicando per raggiungere il cancello dove c’è il citofono. Lasciami, ti prego lasciami, ma possibile che non c’è nessuno!
Non mi devi toc…uhm…che dolore…è buio.
- Puoi dirci il tuo nome?
- Roberta ti stiamo portando in ospedale. Ti ricordi cosa è accaduto ?
- Zorro dov’è? Lo avete visto?
- Chi è Zorro ?
- Zorro è il mio cane, dov’è Zorro? Non era vicino a me?
- Hai una piccola ferita al ginocchio, e una escoriazione dietro la testa , sembra tu abbia preso una botta. Ti abbiamo trovato nell’atrio di un palazzo, eri svenuta ma poi ti sei ripresa. Sembra tu abbia subito un’aggressione, uno stu…avevi le mutandine strappate. Sulle gambe tracce di sperma. Ora in ospedale ti visiteranno, e saprai bene il tuo stato di salute. Non piangere, stai tranquilla, sei al sicuro ora.
- Dovete trovare Zorro, è un cucciolo di otto mesi, non credo che conosca la strada di casa. Avete chiamato mia mamma?
- Non hai il cellulare con te, ricordi il numero di tua mamma?
- No non lo ricordo, come faccio ad avvisare mia mamma!
- Non ti preoccupare ci penseranno in ospedale, stai tranquilla. Sentirai il rumore della sirena in ambulanza, purtroppo non possiamo fare nulla.
- La paziente ha un documento con se?
- No, non ha neanche il telefono.
- Vuoi dirci come ti chiami , così provvediamo noi ad avvisare la tua famiglia.
- Sono Roberta, Roberta Cucci.
- Dove abiti?
- In Vicolo Tombino 14.
- Adesso verrai visitata dalla dottoressa
- Ciao Roberta, sono la dottoressa Tuccoli, ora ti devo visitare, mi vuoi raccontare intanto cosa è accaduto ?
- Ero con il mio cane, stavo passeggiando, mi è arrivato alle spalle uno in bici che mi ha dato una manata sul sedere. Mi sono impaurita e sono tornata verso la strada di casa. Questo schifoso mi ha vista, mi ha seguito, mi si è messo davanti, è sceso dalla bici , mi ha immobilizzato , cominciando a strofinarsi con il suo coso, già fuori. Ho cercato di chiedere aiuto, ma non c’era nessuno o forse per la paura credevo di urlare , ma in realtà urlavo dentro. Mi ha trascinata nell’atrio di un palazzo, mi ha sbattuto per terra, ho preso una botta alla testa, e poi non ricordo più nulla.
- Brava Roberta, sei stata bravissima. Ora faremo anche gli esami del sangue e delle urine, intanto tu puoi rimanere sdraiata in attesa che arrivi qualcuno della tua famiglia. So che hanno già avvisato.
Le lacrime scendono sul mio viso all’improvviso, come se avessero trovato la strada, quella strada che la paura ha bloccato. Il mio corpo è devastato, sento dolori ovunque, ma il dolore più forte è nella mia anima. Il mio corpo violato è come se si fosse separato dalla testa, non sono connessi, quella sinergia fisiologica è spezzata; non si sono mossi all’unisono per salvarmi, fragili , impauriti, mi hanno lasciata esanime nelle mani di quello schifoso. La testa non è stata di supporto al corpo, e il corpo non ha dato imput tali che il cervello si attivasse per difendermi. Ma se non basto a me stessa, se non ho le risorse per difendermi, che senso ha vivere?
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