Capitolo 10 – Acqua e Sabbia
Le quattro donne francesi si trovano nel salone centrale della maestosa villa di Saeed El Fahim lanciandosi reciprocamente sguardi curiosi, sfrontati e al contempo infastiditi. Ognuna di loro ha la testa immersa nei propri pensieri e la calma regna sovrana, l’atmosfera è tanto cupa che pare già notte inoltrata, nonostante sia solo tardo pomeriggio. La voce di Marguerite squarcia la coltre di silenzio irreale che regna sovrana. “Non ho mai visto un cielo tanto nero qui a Dubai, pur avendo vissuto qui parecchi anni..” Parla ad alta voce, tuttavia la sua pare più una riflessione personale che nemmeno un tentativo di conversazione, tuttavia Angelique replica adirata “Il clima è tanto buio quanto il mio umore!”. “Stranamente concordo con te Angelique.. il clima riflette perfettamente il mio stato d’animo” replica Claudine mesta “nulla sembra andare per il verso giusto in questo viaggio..”. L’unica a restare in religioso silenzio è Georgette, persa nei suoi pensieri.. che relazione ha o aveva suo padre con lo sceicco d’oro di Dubai? È a causa di Saeed che suo padre è scomparso dalla sua vita prima ancora di poterlo conoscere?
Ad un tratto la porta del salone si spalanca e una guardia del corpo di El Fahim fa irruzione. Dev’essere il capo della sicurezza.. pensa Angelique con una punta d’astio: è lo stesso che prima l’ha “gentilmente” scortata nelle sue stanze.
“Gentili signore, sono spiacente di annunciarvi che purtroppo su Dubai si sta per abbattere una tempesta. Acqua e sabbia si sono unite in un tornado che dal deserto sta arrivando in città, un evento che non capitava da millenni..” Esordisce l’uomo con fare solenne e preoccupato “purtroppo non potrete lasciare la villa finché l’emergenza non sarà rientrata. È troppo pericoloso avventurarsi per le strade della città con queste condizioni meteo e il signor Saeed El Fahim non vuole che nessun suo ospite sia messo in condizioni di pericolo. Una domestica vi accompagnerà nella stanza che vi è stata assegnata per la notte.” Aggiunge facendosi da parte e mostrando la governante destinata ad accudirle. “Per qualunque necessità chiedete a Fatima: faremo ogni cosa per farvi sentire a casa”. Marguerite strabuzza gli occhi non riuscendo a dissimulare le proprie emozioni: è lei! La donna del negozio, la donna del mercato, della clinica psichiatrica e ora ne ha la conferma: lavora per Saeed. La donna sembra accorgersi dello sguardo lanciatole da Marguerite e con un movimento impercettibile degli occhi le fa capire di attendere, di non far menzione della loro conoscenza. La giovane donna comprende il messaggio e stringe quindi i pugni e abbassa la testa per non tradirsi.
“Avete domande?” Chiede l’uomo, ma nessuna delle donne proferisce parola “molto bene, seguite Fatima. Sarete poi convocate per l’ora di cena. Con permesso.”
Le donne in ordinata fila indiana seguono Fatima lungo gli sfarzosi corridoi della villa in quella che sembra una processione. La prima ad arrivare a destinazione è Angelique, la quale viene riaccompagnata nella stanza usata antecedentemente. La donna è stranamente silenziosa ma prima di ritirarsi in camera fa una richiesta: “Fatima per favore fammi avere il più lussuoso degli abiti disponibili in villa. Vorrei abbigliarmi come una donna orientale per rendere omaggio al nostro illustre ospite. Ovviamente non appena la tempesta si quieterà e sarò libera di tornare all’Atlantic farò pervenire un degno regalo per ringraziare per l’accoglienza” e con un sorriso accattivante aggiunge rivolta alle donne “Cercate di restaurarvi.. è un consiglio da amica! A dopo!”.
Marguerite, con proprio grande disappunto, è assegnata alla stanza subito accanto a quella di Angelique. Avrebbe voluto stare da sola con Fatima, mille domande si avvicendano nella sua mente. Chi è davvero quella donna? Perché è andata a Parigi a riportare alla luce il suo passato ormai sepolto? Perché lavora per Saeed? E soprattutto.. è tra i buoni o tra i cattivi? Ci si può fidare di lei? Queste e altre mille domande affollano l’animo di Marguerite mentre si chiude alle spalle la porta della sua suite.
“Fatima, per caso sai se il signor El Fahim è libero? Prima di essere accompagnata nella mia stanza vorrei potergli parlare. Prima stavamo discutendo d’affari ma siamo stati bruscamente interrotti dal pietoso spettacolo di Angelique” chiede Claudine rivolta alla domestica. “Non lo so signora, sono desolata. Ho ricevuto ordine di accompagnarvi alle vostre stanze ed assicurarmi che vi sentiate a vostra agio. Non posso fare altro se non questo” risponde mesta Fatima non sollevando mai gli occhi dal pavimento in marmo lucido. “Ho capito. Farò da sola, come sempre” replica fredda Claudine e tra sé aggiunge e in fretta.. prima che Charlotte combini l’ennesima disgrazia. “Ti ringrazio Fatima, non ho bisogno d’altro. Puoi andare” ew con queste parole congeda la chaperon.
Per i corridoi del maestoso palazzo restano dunque solo Fatima e Georgette. La giovane è assente, i suoi pensieri la dominano. Perché Saeed ha una foto di mio padre? È stato qui? Avrà camminato dove sto camminando io? Forse questa tempesta potrebbe essere una benedizione.. “Signorina siamo arrivate, questa è la sua stanza. Le serve altro?” La voce di Fatima la riscuote dal turbinio dei suoi pensieri. “No.. no sto bene, grazie” balbetta Georgette. Quando ormai Fatima le da le spalle la ragazza chiede “Sa per caso dov’è Alessandro? Sono arrivata qui con lui”. Fatima la fissa e con sguardo assente replica “Immagino lo vedrà a cena”, per poi voltarsi e proseguire lungo il corridoio.
Gli ospiti sono tutti accomodati al lungo tavolo da pranzo che la fa da padrone dell’immenso salone dedicato ai banchetti. Il marmo riflette il luccichio dei maestosi lampadari in cristallo da tanto è tirato a lucido, se si alza lo sguardo è possibile ammirare splendidi matronei dai bordi in oro massiccio affacciati sul salone che un tempo – e ancor oggi nelle occasioni formali – erano dedicati all’ospitalità delle donne, non degne di stare in compagnia degli uomini. Ma oggi Saeed ha voluto essere occidentale e far accomodare le sue ospiti allo stesso tavolo suo e di suo nipote.
Il ragazzo, da parte sua, sembra sentirsi a disagio e non sembra volerlo nascondere, l’unico sorriso è stato rivolto a Marguerite quando, stupito, l’ha vista entrare in sala. La pioggia fuori imperversa, tanto che è possibile udire il ticchettio delle gocce sui vetri e il boato dei tuoni che squarcia il cielo. La conversazione in sala si fa accesa: tra un pavoneggiamento di Angelique e un tentativo di Claudine di parlare d’affari la compagnia si infiamma. Ad un tratto tuttavia ecco un tonfo tremendo, un rumore simile a un rombo. Tutti i presenti si ritrovano coperti d’acqua e sabbia, il vento tanto forte da spostarli: una palma ha ceduto cadendo proprio sulla vetrata principale, frantumandola in mille pezzi.
Tra urla e schiamazzi ogni ospite sembra perdere la ragione dallo spavento. Tutti corrono all’impazzata in cerca di riparo mentre i vestiti bagnati sono mossi dall’aria gelida, a poco valgono le richieste di calma da parte della sicurezza. Marguerite, con occhi guizzanti e attenti, vede Claudine in un angolo, come impietrita. Capisce che la donna è bloccata dal terrore e tenta dunque di raggiungerla facendosi largo tra il vento e la pioggia. “Seguimi, andiamo via di qui” le dice con tono dolce ma perentorio chinandosi per cingerle le spalle ed aiutarla ad alzarsi. Claudine non risponde ma nemmeno protesta, si limita a seguirla fino ad una piccola stanzetta, buia ma perlomeno asciutta.
Angelique da parte sua strilla si dimena come se fosse impazzita. Il suo tradizionale abito arabo è zuppo d’acqua e la fa sembrare un pulcino bagnato. Georgette sta per lasciare la stanza con Alessandro quando girandosi vede la donna in preda ad una vera e propria crisi di nervi. Improvvisamente un’intuizione. “Recupero Angelique e ti raggiungo. Vai da lui” dice all’uomo. Lui la guarda indeciso ma infine decide di ascoltarla. Le da un veloce bacio sulle labbra e le sussurra “Stai attenta”. Georgette resta interdetta da quel gesto ma non ha il tempo per riflettere. Attraversa la stanza correndo e tende la mano ad Angelique “Vieni” le dice con decisione. Angelique d’istinto si ritrae e continua a urlare, ma Georgette non si fa scoraggiare e le si avvicina stringendole le braccia, la costringe così a seguirla fin fuori da quel caos fatto di acqua e sabbia.
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