Il Palio dei Rioni

C’era una volta un piccolo e sonnacchioso villaggio posto sulle rive del grande fiume Po. Gli abitanti del paese erano persone semplici, si dividevano tra abitanti storici e nuovi arrivati, spesso visti dai primi come intrusi. Gli indigeni del villaggio erano per lo più dediti alle attività del territorio come la caccia e soprattutto la pesca, mentre i nuovi impiantati si dedicavano maggiormente alle attività commerciali. Il paese era un luogo particolare: una curiosa piccola comunità in cui ognuno pensava a sé stesso, senza curarsi dei vicini. Le attività si svolgevano lente secondo il susseguirsi delle stagioni. Ma a Settembre, come per magia, qualcosa cambiava: gli abitanti si destavano dal loro torpore esistenziale in quanto chiamati dall’evento principe dell’anno, l’evento più atteso.. il Palio dei Rioni!

Il piccolo villaggio di Spinadesco era infatti diviso in quattro contee: Breda Fiumi, Cartiera Ciaveghet, Cavazza Fiori e, ultimo ma non ultimo, Portico Lungo.

La Cavazza Fiori era il quartiere più temuto e odiato dagli altri concorrenti: spesso vincenti, molto numerosi e decisamente competitivi.

La Cartiera Ciaveghet era il quartiere considerato più sfortunato: abitato per lo più da anziani non adatti ai giochi di forza, poco vittorioso ma molto resiliente.

Il Portico Lungo era la crème del villaggio, essendo costituito dalla via centrale di Spinadesco: presente e competitivo ma purtroppo poco abitato… del resto comprendeva il cimitero.

La Breda Fiumi per anni è stata considerata poco pericolosa, fino a che i bimbi non sono cresciuti diventando un fattore: negli ultimi anni è stata la perenne vincitrice.

Gli abitanti di Spinadesco fin dalla fine di Agosto fremevano in quanto il primo settembre la fiaccola che storicamente dava il via ai giochi arrivava in oratorio. Una grande parata degli abitanti vestiti in abiti storici, colorati della fantasia del proprio Rione, sfilava per le vie del paese, colorando le vie di norma tanto grigie, fino ad arrivare in oratorio dove la fiaccola veniva accesa dando l’avvio al mese più magico dell’anno.

Tutti uscivano in strada per addobbare le proprie case, le strade, le vie con fiocchi del proprio caratteristico colore. La Cartiera si colorava di bianco e giallo, mentre la Cavazza di bianco e fucsia. Il Portico Lungo e la Breda Fiumi si coloravano invece di bianco e blu, un elegante blu notte per il Portico e un etereo azzurro per la Breda. Durante questo periodo gli abitanti del villaggio normalmente stanchi, svogliati, indaffarati dalle proprie faccende quotidiane si accendevano di luce nuova. Normalmente nessuno era interessato al vicinato o alla storia del proprio paese, mentre a settembre tutti si destavano come da un sogno. Settembre era il mese della rinascita. Così magicamente tra vicini di casa si andava a creare una comunità, un’alleanza, persone che non si rivolgevano normalmente nemmeno un saluto diventavano improvvisamente famiglia. Dal nulla si andava a bussare alle porte del quartiere per arruolare quante più persone possibili per partecipare ai giochi. I suddetti giochi avevano luogo nell’oratorio del paese, situato appena accanto alla chiesa. Il tutto era guidato magistralmente dalle abili mani del parroco: don Aldo. In occasione di settembre preparava addirittura paramenti ancor più luminosi di quelli che utilizzava a Natale!

I giochi erano tanti e adatti a tutti: dalle prove fisiche a quelle desinate alle menti più sopraffini, passando per gare di cucina adatte solo alle massaie più esperte fino ad arrivare a tornei di briscola giocati dagli anziani all’ultimo asso di denari. Tornei di pallavolo e volano,  passando per il calcetto saponato e per il Beach Soccer, adatti ai ragazzi più atletici del paese. Per le menti più argute la sera del quizzone con domande di attualità oppure  il gioco dell’eredità.. e per gli amanti della musica il Musichiere, dove per vincere era necessario indovinare il titolo della canzone incriminata solo dopo aver ascoltato una manciata di note.  Non mancavano i tornei: bandiera, tiro della fune, la numerata fino ad arrivare addirituura al lancio del water! E poi ancora l’autoscuola in cui una povera vittima innocente era inserita in una macchinina in legno artigianale e spinta a tutta velocità per le vie del paese, oppure la Staffetta in cui era necessario percorrere le vie sfidando i concorrenti degli altri rioni prima correndo, poi pattinando, poi in monopattino o ancora con la bicicletta. Quanti voli e sbucciature in quelle serate! Ma nel contempo quante risate e quanta allegria!

Ma, signori e signore, il fulcro del palio era senza alcun dubbio lei… La Caccia al Tesoro! In questa occasione, che tradizionalmente si teneva nella domenica centrale di Settembre tutti erano convocati: uomini, donne, bambini, ragazzi in forze e sagge anziane. Tutti gli abitanti del paese, nessuno escluso, erano convocati in oratorio alle 14.00 in punto per dare inizio alla domenica più divertente, emozionante e intensa dell’intero anno. Ogni Rione aveva il proprio quartier generale e non appena arrivavano le istruzioni dagli illustri giudici ecco iniziare un fermento mai visto in paese! Tutti si riversavano per le vie in cerca di indizi… chi in bicicletta, chi a piedi, chi correndo e chi pattinando. Tutti erano in cerca: di oggetti tra i più rari e disparati custoditi in cantina, di bigliettini sparsi nei luoghi più iconici del villaggio, e non in ultimo della vittoria. I vicini di casa erano improvvisamente amici ed alleati, tanto da creare un clima tanto festoso e allegro che Spinadesco diventava quasi irriconoscibile. Tutti gli abitanti erano vivi, felici, motivati e il senso di comunità era palpabile. E quando la caccia era conclusa.. tutti in oratorio per cena per condividere una serata all’insegna dell’allegria e della comunità. Come per magia la tristezza svaniva, i problemi diventavano più piccini e tutto pareva sorridere.

L’apice della festa era l’ultima serata dei giochi: durante questa lunga notte si dovevano affrontare tante prove e, nonostante la classifica dei giochi stilata fino a quel momento, tutto poteva ancora cambiare! E così tutti mettevano in gioco il tutto per tutto per riuscire a vincere il Palio. Che gioia per i vincitori! Alzare lo stendardo del Palio era per gli abitanti del paese la più grande e somma gioia: significava aver fatto prevalere la comunità sull’individualità! E che meraviglia!!

I vincitori partivano in corteo per Spinadesco suonando clacson e svegliando gli abitanti dei paesi vicini.. e i fortunati della Breda che disponevano di un autobus parcheggiato nel loro Rione si precipitavano ad assalirlo per obbligare il conducente a portarli in giro per le vie mentre si cantavano cori di vittoria.

L’ultimo giorno del Palio, a chiudere i giochi, una toccante cerimonia si teneva in oratorio: ogni abitante prendeva un palloncino e vi attaccava un biglietto con un messaggio scritto dal più profondo del cuore. E poi 3, 2, 1… ed ecco un fiume di palloncini colorati invadere il limpido cielo di fine Settembre come a voler salutare l’allegria vissuta nelle ultime settimane.

Una volta tornati a casa gli abitanti tornavano alle loro egoiste e noiose vite… fino al Settembre successivo.

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